La Nuova Sardegna

Oristano

«Sul fotovoltaico una sentenza politica»

di Elia Sanna
«Sul fotovoltaico una sentenza politica»

Le associazioni e i comitati nati a Narbolia vanno avanti e sperano nel Consiglio di Stato. Dure critiche alla Regione

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ORISTANO. L’Adiconsum, il comitato per S’Arrieddu di Narbolia e Italia Nostra vanno avanti per la loro strada. Non si fanno intimidire dal provvedimento di sospensiva del Consiglio di Stato alla sentenza del Tar Sardegna sul mega impianto fotovoltaico che andava in senso opposto. Lo hanno ribadito annunciando nuove e clamorose iniziative come l’assemblea pubblica del prossimo 7 novembre che si terrà proprio a Narbolia.

Come si ricorderà il Tar aveva stabilito che la procedura di realizzazione dell’impianto più grande d’Europa era illegittima, così come tutti gli atti conseguenti. Senza usare troppi giri di parole: un’opera abusiva da demolire. La Enervitabio, titolare dell’impianto, aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato che qualche settimana fa aveva accolto la sospensiva, condannando, inoltre l’Adiconum al pagamento delle spese per tremila euro.

«È ancora presto per cantare vittoria, per ora ci troviamo solo davanti ad una sospensiva – ha osservato Giorgio Vargiu, presidente dell’Adiconsum –, ora attendiamo la discussione di merito e la sentenza. L’udienza, stranamente ancora non è stata fissata, ma abbiamo piena fiducia. Siamo convinti che le motivazioni addotte dai ricorrenti sulla carenza di legittimità e sulla nostra tardività dell'azione siano del tutto inefficaci. Con la nostra azione abbiamo ribadito il concetto che siamo favorevoli alle fonti energetiche alternative e alla tutela del territorio, ma siamo contro le speculazioni. E l’impianto di Narbolia è una speculazione a tutti gli effetti – ha ribadito Giorgio Vargiu –. Lo dimostra il fatto che l’attività agricola, avviata solo di recente è del tutto virtuale. Ci conforta il fatto che in questa battaglia non siamo soli, c’è l'intera Sardegna, anche se dall’altra parte oltre alla società cinese ora ci troviamo anche la Regione».

La posizione della giunta Pigliaru e dell’assessore regionale Elisabetta Falchi, che hanno presentato il ricorso contro la sentenza del Tar, è stata criticata dal presidente della sezione di Cabras di Italia Nostra di Cabras e dal Comitato popolare di S’Arrieddu. Anna Paola Camedda ha definito: «Assurda la posizione della Regione che vuole tutelare degli interessi non sardi e che si mette sullo stesso piano della precedente giunta di destra. Andremo avanti sino ad arrivare al ricorso alla Corte europea di Strasburgo».

Pietro Porcedda, presidente del comitato S’Arrieddu ha spiegato che la Regione si sta muovendo contro gli interessi dei sardi e che la sentenza del Consiglio di Stato è più politica che giuridica. Ha auspicato che la Regione predisponga subito un piano energetico per evitare il vuoto normativo che ha favorito solo speculazioni. L’assessore regionale all’Agricoltura, Elisabetta Falchi, aveva ribadito, dopo la sospensiva: «Non condivido il principio che si faccesse business utilizzando l’agricoltura come paravento e già in passato, quando ancora non ero assessore, avevo sollevato dei dubbi su questa operazione. Dal punto di vista giuridico eravamo però tenuti a fare ricorso per integrare ed esplicitare le motivazioni dei documenti di convalida, redatti per il progetto da chi ci ha preceduto. La nostra decisione di impugnare la sentenza era nata proprio dal fatto che non avevamo più il potere di sindacare sull’investimento, ma solo quello di valutare la congruità e la correttezza degli atti amministrativi prodotti dalla Regione in tutti questi anni». In poche parole: una volta che la normativa era stata servita sul piatto dalla giunta Cappellacci, opporsi alle serre avrebbe potuto provocare un danno milionario alla Regione.

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