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Oristano

Diagnosi contestata, via all’appello

Santa Giusta, domani in aula per un infarto che non sarebbe stato riconosciuto

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SANTA GIUSTA. La parte civile ne è certa. In appello nuovi elementi ribalteranno la sentenza di primo grado. La difesa resta alquanto scettica di fronte a queste novità, ma in ogni caso la parola finale spetta al giudice. Il caso che, domani sarà esaminato dalla Corte d’appello di Cagliari, è quello della morte di Marco Usai, per la quale è sul banco degli imputati la dottoressa di Cabras, Maria Giustina Camedda, accusata di omicidio per colpa medica. Al processo di appello però ci arriva forte di una sentenza di assoluzione ottenuta di fronte al giudice monocratico del tribunale di Oristano.

Al momento di indicare le motivazioni che avevano portato all’assoluzione, il giudice Modestino Villani aveva chiarito che si trattava di una formula ampiamente dubitativa e da lì è ripartito l’avvocato Ennio Masu, che in appello rappresenterà i familiari di Marco Usai, morto alcuni anni fa qualche giorno dopo aver effettuato una visita nell’ambulatorio in cui la dottoressa stava sostituendo il medico titolare. È proprio sulle cause della morte che l’inchiesta e il successivo processo si sono infiammati. I familiari di Marco Usai, col sostegno del parere del proprio consulente, avevano sempre ritenuto che a provocare la morte del loro caro fosse stato un infarto non individuato dalla dottoressa che lo visitò. La difesa della dottoressa, rappresentata dall’avvocato Gianfranco Siuni, aveva invece sempre calcato la mano sul fatto che, al di là del certificato dei medici del 118, nessuna certezza vi fosse sulle esatte cause della morte e che il decesso avvenuto a distanza di sei giorni non potesse essere collegato al malore avvertito durante la visita effettuata da Maria Giustina Camedda.

Ora però arrivano i nuovi elementi. In particolare c’è una registrazione che la parte civile ha in mano. La effettuò un nipote della vittima durante un dialogo con la dottoressa dove si parla di un’ernia iatale e della conseguente esclusione della possibilità di un infarto in atto. Ma tra i motivi di appello, la parte civile indica altre incongruenze che sarebbero emerse durante il processo di primo grado. Da queste si riparte, in attesa della sentenza che probabilmente arriverà già domani. (e.c.)

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