La voglia di lavoro sconfigge la Sla

La storia di un dipendente della Asl che opera da casa grazie a un computer

ORISTANO. La sola parte del corpo che la malattia gli consente ancora di muovere sono gli occhi. Ed è attraverso gli occhi che Salvatore Figus, 44 anni di Busachi ed impiegato dell’Asl negli uffici amministrativi di Ghilarza, continua a comunicare con il mondo e, soprattutto, a lavorare. La sclerosi laterale amiotrofica, diagnosticatagli nel dicembre 2012, l’ha privato della capacità di parlare, di muoversi, di respirare autonomamente, ma non gli ha tolto la volontà di restare aggrappato alla vita con tutte le sue forze. La sua ragione di vita è oggi rappresentata proprio dal suo impiego, che continua a impegnarlo ogni mattina, fino alle due del pomeriggio. Come se fosse in ufficio al fianco di tutti gli altri colleghi.

Grazie a un progetto di telelavoro attivato dai Servizi amministrativi del Distretto socio-sanitario di Ghilarza-Bosa, Salvatore Figus può continuare ad occuparsi di ciò di cui si è sempre interessato prima della malattia, ovvero dell’Ufficio Rapporti Internazioni della Asl di Ghilarza. Lo fa tramite un sofisticato software che, leggendo i movimenti dei suoi occhi su una tastiera virtuale, gli permette di scrivere con lo sguardo, senza muovere le mani. Così può comporre testi, inviare mail, consultare documenti, aprire e modificare file, fare tutto ciò che faceva prima, e farlo da casa.

«Gestisco a distanza i crediti e i debiti su una sorta di ufficio virtuale dematerializzato che collega Regione, ministero della Salute, istituzione competente e stato dell’Unione Europea – scrive Salvatore sul suo computer –. Seguo i procedimenti amministrativi dell’ufficio via e-mail e lo definisco l’ufficio del futuro». Un futuro che la malattia lo ha costretto a trasformare rapidamente in presente. Quello di Salvatore è in realtà un ruolo strategico, perché grazie alla sua approfondita esperienza è possibile recuperare crediti sanitari dai paesi esteri. «Questa esperienza – osserva il manager Asl Mariano Meloni, che si è recato a fargli visita insieme al direttore amministrativo Maria Giovanna Porcu e a quello sanitario Orlando Scintu – rappresenta uno dei pochi casi in Italia in cui il progetto di telelavoro viene sperimentato con una persona affetta da una malattia così invalidante».

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