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Oristano

Auto dall’estero per i vip, condanne e soldi confiscati

di Enrico Carta
Auto dall’estero per i vip, condanne e soldi confiscati

Regge l’impianto accusatorio della procura: fu associazione a delinquere Cade invece in secondo grado l’accusa di truffa con pene ridotta di 3 mesi

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ORISTANO. Cade l’accusa di truffa, non quella di aver costituito un’associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale. Le condanne calano tutte di due mesi, ma l’impianto dell’accusa regge anche alla prova della Corte d’appello di Cagliari, dove il collegio giudicante presiedutio da Grazia Corradini ha solo parzialmente riformato la sentenza di primo grado. Così, per la maxi evasione fiscale avvenuta con il mancato pagamento dell’Iva e collegata all’importazione e alla vendita di auto di lusso per vip, è arrivata la condanna per gli imprenditori oristanesi Marco Palumbo e Giuseppe Casu e per il commercialista romano Claudio Fusaro.

Le pene sono state rispettivamente di cinque anni e due mesi, un anno e dieci mesi e tre anni e quattro mesi. La Corte ha poi deciso la conferma della confisca del corrispettivo della somma di due milioni di euro, tra beni immobili e soldi, nei confronti di Marco Palumbo. Sono soldi che dovranno ritornare nelle casse del fisco italiano se la sentenza di secondo grado verrà poi confermata anche nello scontato passggio alla Corte di Cassazione, al quale nessuno degli imputati rinuncerà.

Anche quello di secondo grado è stato un processo molto combattuto. Per prima cosa i giudici non hanno ammesso l’appello incidentale presentato dalla procura che chiedeva l’aumento di pena per Giuseppe Casu. Ma è stato soprattutto il collegio difensivo composto dagli avvocati Gianfranco Congiu, Stefano Gabbrielli e Marco Franco a contestare nuovamente, oltre alla competenza territoriale del tribunale oristanese, l’esistenza dell’associazione a delinquere, ritenendo che ci si trovasse esclusivamente di fronte a un omesso versamento dell’Iva commesso da due persone.

Non è andata così e la riforma parziale della sentenza di primo grado dice comunque che i tre imputati, attraverso le concessionarie d’auto Time Car e Vantage Car gestite da Marco Palumbo e Giuseppe Casu ispirati dai suggerimenti del commercialista Claudio Fusaro, riuscivano ad evadere grosse somme al fisco. Acquistavano le auto all’estero evitando di pagarvi le imposte, cosa che poi avrebbero dovuto fare in Italia dove però continuava l’evasione fiscale. Questo consentiva di vendere le auto a prezzi decisamente più bassi rispetto a chi si faceva carico anche dell’Iva. Questo metodo poi diventò una sorta di spirale e dalle auto si passò alla nascita di società in paradisi fiscali come Cipro o Panama, dove la società si diede al commercio di fiori di loto per la produzione di profumi. Tutto filò liscio, sino a quando la guardia di finanza, in una mattina del novembre del 2008, mise fine alla spregiudicata avventura imprenditoriale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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