I falsi intermediari erano truffatori seriali
Avrebbero messo a segno altri colpi, sempre con lo stesso schema, anche nel nord-Italia
ORISTANO. I falsi intermediari finanziari milanesi scoperti dalla squadra mobile di Oristano, molto probabilmente, stavano per mettere a segno altre truffe nel nord dell'isola. Ne sono convinti gli investigatori dopo la complessa indagine che ha permesso di individuarli. Una inchiesta, guidata dal dirigente Dario Mongiovì, partita dalla denuncia di una imprenditrice Oristanese. I due imbroglioni, padre e figlio, erano riusciti a farsi consegnare dalla donna, in diverse occasioni, 35 mila euro, quale compenso, spese comprese, al fine di farle ottenere un finanziamento da 6 milioni di euro. L'imprenditrice aveva, infatti, deciso di realizzare un grosso impianto fotovoltaico in Romania. I ritardi nella definizione della pratica e la vendita, agli stessi mediatori, di un appartamento nel nord Italia ha però insospettito la donna che ha deciso così di presentare una denuncia alla questura di Oristano. Per gli investigatori c'era puzza di truffa dietro la singolare vicenda, anche se i protagonisti, padre e figlio, identificati in R. G., 72 anni e M. G., 36 anni, era persone colte e esperte sia nell'ambito delle intermediazioni bancarie che nelle operazioni di borsa. Il padre, si spacciava come ex direttore di banca e millantava conoscenza tra i vertici bancari non solo in Italia ma anche in Romania e in Francia. «Il figlio si era invece presentato, all'imprenditrice, come un espertissimo operatore di borsa. Anche la sede operativa, con un appartamento nella Costa Azzurra, faceva parte dell'abile messa in scena – ha spiegato il capo ella squadra mobile – alla donna i due intermediari erano stati presentati da un altro imprenditore del nord, che in piena buona fede aveva fissato un appuntamento. L'imprenditrice li aveva conosciuti così a Milano e avevano stipulato il contratto: 35 mila euro di spese per ottenere il finanziamento da 6 milioni di euro». Nel conto, secondo quanto hanno accertato le indagini, erano comprese anche le spese di apertura di alcuni conti correnti in una banca della Romania, dove doveva essere realizzato l'impianto fotovoltaico. Aveva anche già firmato i primi impegni per l'acquisto delle attrezzature. Il ritardo accumulato dai due truffatori nella consegna dei documenti e il tentativo di farsi vendere anche un appartamento, ha insospettito la donna che ha presentato la denuncia in Questura. Dopo aver incassato i soldi padre e figlio sono spariti. La polizia ha scoperto, infine, che quella truffa non era che l'ultima di una serie messe a segno anche nel nord Italia.
Elia Sanna
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