Il trionfo della gallina, ma quella sarda non c’è più
Ad Arborea successo della prima mostra mercato regionale dei polli ornamentali Tanti gli esemplari, rara quella isolana. Oche da record: offerti 1000 euro
ARBOREA. Tutti a preoccuparsi per il grifone, l'aquila reale, le rondini e perfino per i cormorani nordeuropei. E nessuno, intanto, si è accorto che nel frattempo si è estinta, forse per sempre, la gallina sarda. E infatti alla prima edizione della mostra mercato regionale dei polli ornamentali, ieri ad Arborea, c'erano, tanto per fare qualche esempio, la gallina spagnola, quella siciliana, la livornese, la padovana e la “bionda piemontese” ma non quella sarda, cancellata dagli incroci e dal progresso che ha vietato di tenerle nei cortili delle case. Della gallina sarda sembra essersi persa anche la memoria. “Era barrata, somigliava alla livornese, un po' pù piccola, faceva uova dal guscio chiaro”, racconta l'organizzatore della rassegna Sandro Serra, che ha un allevamento amatoriale a Sinnai e che con l'associazione “Sire” (Selezione italiana razze avicunicole) sta provando a ricostruire l'identikit della gallina sarda. Anche se forse sarebbe meglio parlare al plurale, perchè i più anziani e i vecchi testi distinguono per esempio tra “pudda seddoresa”, “pudda a pinna furriada”, “puddixedda” e “pudda a tzrugu spinniau”. Anche senza la gallina sarda, la mostra mercato di Arborea è stata comunque un successone. Tanti visitatori, spesso e volentieri con bambini al seguito, e anche molti compratori e oltre a galline di ogni tipo e di ogni paese c'erano anche tacchini, anatre, quaglie, pernici, oche, fagiani e pavoni. Anzi le star assolute sono state proprio due elegantissime oche, che si chiamano “cereopsite” e si fanno notare da lontano per il loro verso, identico al grugnito di un maiale. Il proprietario, Paolo Pinos, di Arborea, anche lui allevatore amatoriale, ha respinto senza esitazione una offerta di mille euro. «Ce le ho da 15 anni, ci sono affezionato, e poi le oche e le galline io le allevo per passione, qualche volta le regalo, ma solo a chi ha la mia stessa passione». Mediamente però i prezzi sono ben più bassi. Si va dai 25-30 euro per gli esemplari più comuni per salire anche a 200 o 300 euro. Quello che fa la differenza sono la rarità e la bellezza, quest'ultima legata spesso alla lunghezza delle piume della coda. Quelle delle galline Yokohama può arrivare fino a quattro metri, quelle delle Phonix, originarie del Giappone, non smettono mai di crescere. Oltre agli esemplari adulti (se non le tirano prima il collo una gallina può campare fino a venti e più anni) gli appassionati comprano anche pulcini da allevare e uova da mettere nell'incubatrice. «Mantenere una gallina ornamentale non è complicato, hanno bisogno solo di un piccolo cortile e mangiano normali mangimi», spiega Pinos. In cambio, oltre alla compagnia molte galline, padovane, romagnole, piemontesi, siciliane e livornesi in particolare, offrono anche le loro uova, Sempre fresche e certificate.
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