Cantiere comunale, chiusa l’inchiesta con cinque indagati
ORISTANO. L’inchiesta è chiusa, gli indagati restano cinque. Ora si attende che la difesa faccia le sue mosse e produca eventuali controdeduzioni o indagini separate da quelle della procura. Però la...
ORISTANO. L’inchiesta è chiusa, gli indagati restano cinque. Ora si attende che la difesa faccia le sue mosse e produca eventuali controdeduzioni o indagini separate da quelle della procura. Però la strada sembra segnata e appare quasi scontato, a meno che nuovi elementi risolutori non compaiano nel fascicolo dell’indagine, che il pubblico ministero Rossella Spano chieda a breve il rinvio a giudizio per la prima delle due inchieste legate alle questioni del Cantiere comunale.
La seconda riguardava il deposito di alcuni manufatti in cemento amianto ritenuti quindi pericolosi e inquinanti. Ma è una storia diversa da quella che invece ha visto la conclusione dell’inchiesta e per la quale ci sono cinque indagati. I nomi sono gli stessi della prima ora e oltre all’ex responsabile del Cantiere comunale, Marco Sechi, ci sono l’ex custode Sergio Fois, il figlio Marco Fois che nello spazio pubblico avrebbe gestito una falegnameria del tutto privata, il dipendente comunale Gian Carlo Franceschi e la moglie Pinuccia Muggianu che del Cantiere comunale avrebbero fatto un ricovero per l’attività di commerciante ambulante svolta da quest’ultima.
Il blitz della Guardia di finanza era scattato all’inizio dell’anno e mirava a far luce su presunte zone d’ombra che si sarebbero verificate nella gestione del Cantiere comunale, con dipendenti e privati che avrebbero gestito la cosa pubblica per usi personali dai quali ovviamente avevano un guadagno. Da qui l’accuse di peculato, nata perché la falegnameria di Marco Fois avrebbe, ad esempio, avuto la sede operativa proprio all’interno dell’area di via del Porto appartenente al Comune. Mentre Pinuccia Muggianu avrebbe usato la corrente elettrica e gli spazi pubblici come ricovero del proprio veicolo con il quale svolgeva l’attività di venditrice ambulate. Marco Sechi, in quanto responsabile della struttura, avrebbe dovuto vigilare ed evitare utilizzo di risorse pubbliche per fini privati, ma secondo il pubblico ministero, Rossella Spano, avrebbe tollerato per anni questa situazione.
Ora, notificati gli avvisi di fine indagine, si attende la risposta della difesa che potrebbe portare importanti novità.
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