Ex distretto abbandonato e spuntano anche i rifiuti
I ministeri della Difesa e dei Beni Culturali si dimenticano di pulire il giardino La struttura è di fronte all’ingresso del vecchio convento dei francescani
ORISTANO. «Se il vostro vicino di casa evade la tassa sui rifiuti denunciatelo. E denunciatelo anche se butta i rifiuti per strada. Perché fa un doppio danno a tutti gli oristanesi, costringendo i cittadini onesti a pagare anche le tasse che lui evade e a pagare ancora per mantenere il decoro urbano». Parole del sindaco Guido Tendas. Ripetute qualche giorno fa durante la conferenza stampa per annunciare le novità del servizio di ritiro dei rifiuti solidi urbani che scatteranno ai primi di gennaio del 2015 e gli alti costi sostenuti dall’amministrazione per mantenere alto il decoro urbano.
Raccogliamo l’appello e facciamo pubblicamente la prima denuncia. Non sono nostri vicini di casa e neanche sono sconosciuti. Sono il ministero della Difesa e quello dei beni Culturali, responsabili, in solido, di uno dei peggiori oltraggi non solo al decoro urbano ma anche alla storia di Oristano: Via Sant’Antonio. Giardinetti dell’ex Distretto militare. Una giungla di arbusti spontanei che svettano verso il cielo nascondendo rifiuti di ogni genere. Per tutta l’estate e fino a qualche settimane fa ha ospitato anche il rifugio e il giaciglio di uno dei tanti senzatetto oristanesi. Se n’è andato con l'inizio delle prime piogge lasciando sotto le finestre dell’antico convento francescano le coperte del suo misero giaciglio, qualche giacca e un po’ di spazzatura.
I giardinetti vengono ripuliti una sola volta all’anno in occasione della Sartiglia. Il conto, per quanto se ne sa, lo paga il Comune, anche se l’area appartiene allo Stato che se la prese dai frati francescani nel 1855 con la legge sulla soppressione degli ordini religiosi e l’incameramento dei beni ecclesiastici; quello Stato che non sembra avere alcuna intenzione di restituirla ai frati e neanche di cederla al Comune e che è in attesa di trovare i soldi per completare il restauro, che doveva finire nel 2009. Invece tutto è ancora in alto mare e lo Stato se ne disinteressa come se non fosse roba sua. Due tubi di ferro e un anacronistico cartello di lavori in corso davanti a un brutto cancello di ferro, una sorta di staccionata di legno davanti a quel poco che resta dell’antico convento in stile gotico costruito nella seconda metà del XIII secolo dai frati minori conventuali sono il biglietto da visita di uno degli edifici storici più importanti della storia oristanese. In una sala dell’ex convento, tanto per dirne una, si riunì nel 1388 la Corona de Logu del Giudicato di Arborea per discutere il trattato di pace con la Corona di Aragona. Altri tempi. Adesso il sindaco, che vorrebbe farci una piazza da dedicare alla Carta de Logu, non può certo dichiarare guerra ai ministeri della Difesa e dei Beni culturali, ma almeno un’ordinanza per costringerli a bonificare non sarebbe una brutta idea.
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