Case mobili, l’accusa segna il passo
CABRAS. Il caso delle case mobili del camping di Is Aruttas ancora non si chiude, ma questo potrebbe succedere a breve. Il processo, che ieri doveva avere un nuovo inizio dopo essere passato nelle...
CABRAS. Il caso delle case mobili del camping di Is Aruttas ancora non si chiude, ma questo potrebbe succedere a breve. Il processo, che ieri doveva avere un nuovo inizio dopo essere passato nelle mani del giudice monocratico Antonio Enna, si è fermato all’inizio. Il pubblico ministero Daniela Muntoni ha infatti chiesto ulteriore tempo per valutare se chiedere il non luogo a procedere nei confronti dei due imputati, Ginetta Carta e Gegi Corongiu – sono assistiti dagli avvocati Stefano Gabbrielli e Simone Prevete, ieri sostituiti dall’avvocato Anna Laura Lutzu –. La vera novità infatti è arrivata la scorsa estate con la nuova normativa. La modifica legislativa, secondo il pubblico ministero potrebbe portare al non luogo a procedere perché il reato sin qui contestato non è più tale.
Ovviamente questo potrebbe essere il parere del pubblico ministero, ma non è detto che si sposi con le opinioni del giudice. Sarà comunque argomento di cui si dibatterà nella prossima udienza del 22 dicembre, per la quale, a scanso di equivoci, è stato comunque convocato il commissario capo del Corpo Forestale, Giuseppino Serra. Il processo ha origine dal provvedimento preso dal giudice per le indagini preliminari, che aveva accolto nell’agosto del 2011 la richiesta di sequestro delle undici case mobili prefabbricate che si trovavano all’interno del camping di Is Aruttas. Secondo l’accusa il loro utilizzo era equiparabile a quello di un bungalow o di una casa vera e propria e quindi sarebbero servite le concessioni come per qualsiasi altra unità abitativa. Poi è arrivata la nuova legge e il processo contro i titolari della Spinnaker Service che gestivano il camping e sono accusati di lottizzazione abusiva, potrebbe avere una strada brevissima.
Enrico Carta
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