La Nuova Sardegna

Oristano

Amianto, la fabbrica mai bonificata

di Michela Cuccu
Amianto, la fabbrica mai bonificata

L’ex stabilimento Sardit ha avuto una nuova vita, ma la Cema di Marrubiu è stata chiusa e nessuno la vuole

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MARRUBIU. Chiuso da vent’anni, lo stabilimento della Cema Sarda è un esempio di archeologia industriale. Un esempio inquietante, se si pensa che assieme alla Sardit di Oristano era uno dei due stabilimenti in provincia dove, fino al 1994, si producevano manufatti di cemento-amianto. Tubature e depositi di eternit, il materiale che uccide perché fatto di fibre di asbesto che, se respirate, provocano malattie terribili. L’asbestosi, che rende chi ne viene colpito incapace di respirare, ma anche il mesotelioma, forma cancerogena che uccide.

Adesso il capannone della Cema è chiuso, ma lo stabilimento e l’area non sono mai stati bonificati. Una bonifica sarebbe indispensabile, ma è costosa. Giampaolo Lilliu, presidente dell’Areas, l’associazione regionale degli ex esposti all’amianto, spiega: «Nessuno acquisterà mai quel capannone nella zona industriale di Marrubiu perché, per poterlo utilizzare, sarebbe obbligato alla bonifica. Ma bonificare l’amianto è ancora estremamente oneroso e così, nessun imprenditore lo vuole».

Nessuno acquista, nessuno fa nulla, e intanto nessuno bonifica. Difficile sperare che sia un ente pubblico ad intervenire, se si pensa che anche i Comuni devono faticare non poco per reperire i soldi necessarie ad esempio per rimuovere dalle campagne la miriade di discariche abusive, fatte anche di sole poche vecchie tettoie di eternit, dato che questo materiale è un rifiuto fra i più pericolosi.

Eppure la Cema Sarda era un’impresa florida. Sorta nel 1966 dava lavoro a 66 persone. Adesso e chiusa, senza bonifica: una bomba ecologica.

È andata diversamente a Oristano, nella cui zona industriale sorgeva invece la Sardit, 240 dipendenti fino al 1986, anno del fallimento della Eternit, l’azienda oggi sotto processo per la tragedia di Casale Monferrato e deteneva il 33 per cento delle azioni dello stabilimento di Oristano. Giampaolo Lilliu era uno dei dipendenti della Sardit. Ricorda gli anni delle lotte per ottenere condizioni di lavoro sicure nello stabilimento: «La nostra protesta iniziò negli anni Ottanta, quando, dopo aver incontrato i lavoratori di Casale Monferrato si svelò una realtà che già sospettavamo. Insomma, che l’amianto è mortale».

Ricorda come la fabbrica chiuse definitivamente nel 1994, che i capannoni vennero venduti e trasformati in strutture commerciali. Dunque, l’area venne bonificata. Eppure Giampaolo Lilliu nutre ancora dei timori che quell’area possa avere ancora dei problemi. «Timore legittimo il mio, che nasce dal fatto che l’asbesto è eterno, che è difficilissimo da eliminare del tutto. E poi, negli anni, le tecniche di bonifica si sono sviluppate ulteriormente».

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