In tanti scoprono l’antico nuraghe
Uras, prima visita a sa Domu Beccia in attesa che gli scavi siano completati
URAS. Una giornata per scoprirlo, una vita per valorizzarlo. Grande successo di pubblico per l’apertura alle visite del nuraghe Domu Beccia, voluta dall’amministrazione comunale e dalla sovrintendenza ai beni archeologici proprio domenica, in occasione della Giornata Nazionale dell’Archeologia, del Patrimonio Artistico e del Restauro. Un’unica giornata per mostrare al pubblico i risultati dei lavori di scavo conclusi recentemente e resi possibili grazie a un finanziamento coi fondi dell’otto per mille.
Tantissimi sono stati i visitatori che hanno potuto vedere i resti della struttura e hanno potuto seguire le spiegazioni dell’archeologa Emerenziana Usai, della Sovrintendenza ai beni archeologici, e della collega Sara Floris che ha seguito i lavori di scavo.
È stata un’unica giornata di apertura: in attesa del completamento dei lavori l’area archeologica non potrà essere dichiarata aperta al pubblico. La speranza dell’amministrazione è che arrivino altri fondi per poter far proseguire i lavori, oppure poter trovare dei fondi più esigui per garantire l’apertura almeno qualche giorno al mese e far visionare al pubblico ciò che sinora si è riusciti a far emergere con il lavoro di scavo.
Nell’area archeologica si vedono i resti di un imponente edificio di tipo complesso, costruito in tecnica poliedrica, con blocchi di basalto appena sbozzati. A sud della struttura si possono inoltre ammirare i resti di un vasto villaggio costituito da circa 150 capanne discretamente conservate, generalmente di pianta circolare e con diametro variabile fra i cinque e i sei metri. Sul lato nord, a poca distanza, si individua il profilo in pianta di una tomba di giganti con corpo allungato absidato ed esedra semicircolare. Il nuraghe è databile ad un periodo che va tra il 1400 e il 1000 avanti Cristo. (c.d.)
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