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Oristano

Caria si racconta nella sua città

Caria si racconta nella sua città

Dopo la conquista del Cho Oyu lo scalatore sarà protagonista sabato al Garau

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ORISTANO. Un’impresa non da tutti. Di sicuro non c’era riuscito prima alcun sardo. Ma la mente di Max Caria è già rivolta alla prossima scalata. Sarà la più importante, quella che lo porterà in cima al re delle montagne, l’Everest vetta cui è dedicata tutta la missione Progetto Everest, spedizione internazionale cui si è unito anche l’oristanese ex componidori quarantaduenne.

La scalata appena conclusa, iniziata ad agosto, era propedeutica a quella finale, più complessa e che aveva bisogno dunque di un passaggio preparatorio. Non sono passati ancora due mesi dal ritorno a Oristano di Max Caria dalla scalata del Cho Oyu, altezza 8201 metri, il monte al confine tra Cina e Nepal sulla vetta del quale ha picchettato la bandiera dei Quattro mori. Un vessillo che aveva già portato in Italia sopra il Monte Bianco, personale sogno nel cassetto, e sul Cervino.

Poi erano arrivate le imprese alla conquista dei 5200 metri del Kenia, quindi i 6mila metri sudamericani. A luglio dell’anno scorso un’altra, fondamentale tappa di avvicinamento al grande sogno: la conquista del Pik Lenin, tra Tajikistan e Kyrgyzstan, alto ben 7184 metri.

Questi ultimi tre mesi, passati dall’altra parte del mondo, lontano da Claudia e Lorenzo, la sua compagna di vita e il suo bambino, dalla famiglia e dagli amici, che lo hanno sempre sostenuto nelle sue imprese, sono stati bellissimi e intensi, tutti da raccontare.

E per rivivere quelle emozioni assieme ai sardi a cui ha dedicato la sua impresa storica, Max Caria sta affrontando un tour in giro per l’Isola, che il prossimo sabato alle 18,45 arriverà anche nella sua città natale, al teatro Antonio Garau di Oristano. Sarà l’occasione per incontrare i suoi amici e tutte le persone che quotidianamente hanno seguito il suo diario di bordo durante la spedizione, sul sito dedicato all’impresa progettoeverest.it.

Durante la serata sarà proiettato il documentario “Cho Oyu, il primo sardo su un 8000”, realizzato con le immagini raccolte da Max Caria e dalla spedizione durante la scalata.

Caterina Cossu

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