La Nuova Sardegna

Oristano

Scalinata della solidarietà, il cuore degli oristanesi

di Simonetta Selloni
Scalinata della solidarietà, il cuore degli oristanesi

Imponente risposta all’iniziativa del gruppo “Gli aiutanti di Babbo Natale” In poche ore raccolti centinaia di chili di cibo, giocattoli e prodotti per l’igiene

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ORISTANO. Su e giù per con l’apixedda, Benito Urgu e Chicchino Tommasi hanno girato la città armati di megafono per invitare gli oristanesi a donare, donare, donare: cibo, giocattoli, prodotti per l’igiene personale, per gli indumenti e per gli ambienti. Urgu e Tommasi, il primo notissimo attore e comico, il secondo sportivo con importanti trascorsi nel campo della boxe, hanno messo la loro faccia davanti ad una iniziativa di solidarietà, portavoce pubblici di un movimento di “aiutanti di Babbo Natale”: professionisti, impiegati, mamme, studenti, pensionati. A unirli, un comune denominatore: la volontà di dare una mano a chi ha davvero bisogno di tutto. Nel Natale sotto tono, quello delle luminarie fai-da-te, c’è chi deve organizzare una vita fai-da-te: ragionare se pranzare o cenare, decidedere se comprare un paio di scarpe ai bambini o pagare le bollette, fare la fila alle fontane, o, semplicemente, bere l’acqua di casa. Altro che lucette.

Nelle scalinate di San Sebastiano, sabato sera, gli oristanesi, se non tutti molti, molti di loro, hanno unito le loro facce a quelle di Urgu, Tommasi e degli aiutanti di Babbo Natale. Hanno portato cibo: latte, pasta, olio, biscotti. Ma anche pandoro e panettone, ché la festa è per tutti, anche per chi vorrebbe celebrarla e non può; giocattoli, tanti non nuovi ma in ottime condizioni, altri con la confezione, appena usciti dai negozi, così belli e impossibili per chi proprio non si può permettere nemmeno una distrazione di qualche euro.

Il bilancio della solidarietà della scalinata è da emozioni: oltre 350 chili di pasta, 120 litri di latte, poi oltre duecento bottiglie d’olio, 128 pacchi di zucchero, 118 scatole pelati. E poi i dolciumi, un centinaio tra pandoro e panettoni, miele, caffè, biscotti, di tutto di più. Ancora: giocattoli, come si diceva, e prodotti per l’igiene.

È stato già tutto distribuito. Gli aiutanti di Babbo Natale non hanno perso tempo e hanno consegnato i pacchi ad alcune delle associazioni che si occupano di assistenza: le parrocchie di San Sebastiano e dei Padri Cappuccini, il convento di San Francesco, la mensa del povero, il volontariato Vincenzino, le ludoteche cittadine, il reparto di pediatria del San Martino.

Per molti degli aiutanti, questa esperienza è stata un tuffo nel ventre oscuro della città. Nei bisogni spesso inespressi per vergogna, dignità. La scalinata è servita a scardinare l’alibi dell’impotenza di chi sostiene di non sapere cosa fare. Un gesto per gli altri; più della carità cristiana, così di moda a Natale, è bastata la semplicissima solidarietà umana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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