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Prefettura, soppressione inevitabile

di Simonetta Selloni
Il palazzo della Prefettura di Oristano
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Il palazzo della Prefettura di Oristano

Manca solo l’atto formale ma è questione di giorni. Il deputato Caterina Pes (Pd): il Governo si è impegnato a discuterne

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ORISTANO. Sotto Natale, l’esercizio di ottimismo è obbligatorio. «La soppressione della Prefettura di Oristano non è una certezza». Caterina Pes (Pd) è l’unico deputato espresso dalla Provincia. La chiusura dell’Ufficio territoriale del governo non sarà ancora un fatto concreto, ma verosimile abbastanza da spingere la deputata a chiedere, e ottenere, un incontro urgente con il sottosegretario all’Interno Giampiero Bocci.

«Ci siamo visti il 23 dicembre, abbiamo discusso della mancata nomina del sostituto del prefetto De Vito (trasferito a Crotone). Ha ammesso che la situazione di Oristano è tra quelle sulle quali il Governo sta discutendo. Ma, ripeto, al momento non c’è un atto formale. E c’è l’impegno di Bocci – e di conseguenza del Governo di cui lui è sottosegretario – a ridiscutere l’argomento al rientro dalla pausa per le festività. Dopo l ’otto gennaio».

Ai segnali d’allarme, così evidenti da spingere la deputata Pes a interpellare il sottosegretario, si è aggiunto – il 24 dicembre – un altro elemento concreto: nella seduta del Consiglio dei ministri durante la quale è stato nominato il nuovo prefetto di Napoli, Oristano è rimasta al palo.

I supplementari di questo esercizio di speranza sono già fissati, dunque. All’otto gennaio. Ma non sembra il caso di farsi moltissime illusioni. Se il Consiglio dei ministri non ha cancellato la Prefettura di Oristano, la ragione è molto semplice. Serve un passaggio legislativo uguale e contrario a quello che ne aveva decretato la nascita, conseguente all’istituzione della Provincia. Avvenuta 40 anni fa. Ma anche la Provincia vive i suoi ultimi tempi, visto che la soppressione dell’ente è in viaggio. Questo Governo ha fatto della razionalizzazione una battaglia. E l’obiettivo, già dichiarato dal disegno di legge sulla riforma della pubblica amministrazione presentato a luglio dal ministro Marianna Madia, prevede che in Italia sopravviveranno solo quaranta Prefetture. Quelle destinate a sparire sono 21. Per quanto la deputata Pes rilevi che non tutto è perduto –, a crederci sembrano in pochi. Certamente non i sindacati (le loro reazioni in questa pagina). E viene difficile pensare ad un brainstorming ministeriale che nelle giornate festive vagli situazioni difficili.

Oristano vive la sua notte prima degli esami. E d’altronde, i criteri sui quali il Governo andrà a decidere quali Prefetture sopprimere, pesano a sfavore. Paradossalmente, la città che nella classifica (Sole 24Ore) risulta ai primi posti per vivibilità, servizi, che nella sezione “ordine pubblico” risulta essere la più pacifica d’Italia, sconta il fatto di aver meno di altre bisogno di un presidio forte come la Prefettura. A questo si aggiungono altri parametri: appena 88 Comuni, pochi abitanti, zero sbarchi di clandestini, un solo porto industriale nel capoluogo e nessun aeroporto funzionante. Piccolo è bello, ma anche – all’evidenza dei fatti –, pericoloso.

«Mi auguro che questa opera di contenimento e accorpamento si traduca con una semplificazione e un miglioramento dei servizi. Io comunque utilizzerò tutti gli strumenti politici e farò un intervento forte per tutelare i lavoratori e il territorio», sottolinea Caterina Pes.

Che però è sola, in questa battaglia: bisogna vedere se i colleghi parlamentari delle altre province le saranno accanto.

Ora bisognerà capire quale sarà lo scenario. Via la Prefettura – Protezione civile compresa – seguiranno Questura, ridimensionamento di Carabinieri e Guardia di Finanza, tanto per iniziare. Della Provincia si è detto. Se non è un de profundis questo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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