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PAULILATINO

Incontro pubblico su Imu agricola e Abbanoa

Incontro pubblico su Imu agricola e Abbanoa

PAULILATINO. La sospensiva del Tar del Lazio ha riacceso le speranze dei Comuni che sul caso dell’Imu agricola erano pronti a scomodare anche la Corte costituzionale per dirimere la vertenza con il...

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PAULILATINO. La sospensiva del Tar del Lazio ha riacceso le speranze dei Comuni che sul caso dell’Imu agricola erano pronti a scomodare anche la Corte costituzionale per dirimere la vertenza con il governo Renzi. Tuttavia i sindaci attendono la data del 21 gennaio per conoscere il responso definitivo del tribunale, pronti a riprendere la battaglia legale se non sarà annullato il decreto che impone la tassazione sui terreni collinari al di sotto dei 600 metri di altitudine. Per un Comune come Paulilatino la posta in gioco sarebbe altissima nell’ipotesi di una sentenza sfavorevole agli enti locali, come ha spiegato ieri il sindaco nel corso dell’incontro convocato per informare la popolazione sugli ultimi sviluppi del contenzioso tra l’Anci Sardegna e il governo romano.

Il sistema di compensazione previsto dallo Stato attraverso l’imposizione dell’imu agricola per controbilanciare i tagli al fondo di solidarietà dovuto ai Comuni, obbligherebbe questa amministrazione a tassare i contribuenti di altri 215mila euro. Una prospettiva respinta a priori sia per il rifiuto di gravare ancora sui bilanci dei cittadini sia per un parametro di calcolo contestato. Dati Istat alla mano, gli amministratori sostengono infatti che la sede comunale di Paulilatino si trovi a 285 metri sul livello del mare e non a 280 come supposto dal ministero, che ha inserito l’ente locale in prima fascia escludendo qualunque tipo di esenzione, compresa quella a favore degli imprenditori agricoli.

La richiesta di correggere la stortura è stata immediata. «Fino a questo momento il ministero non si è espresso», ha riferito Gianni Demartis annunciando che nei primi giorni del 2015 sarà inviata una nota di sollecito. Quella dell’Imu agricola non è stata l’unica questione spinosa portata all’attenzione della cittadinanza. In agenda c’era anche l’affare dell’acqua e il rischio di perdere l’autonomia che si profila per i 28 Comuni sardi che ancora gestiscono il servizio idrico in proprio se fosse convertito in legge il disegno di Maninchedda sui sub-ambiti idrici con 500mila abitanti.

La rinuncia forzata alla gestione diretta del servizio idrico produrrebbe un serio contraccolpo per l’ utenza di quei Comuni che nel 2006 avevano difeso con le unghie e con i denti la scelta di non cedere gli impianti ad Abbanoa e di praticare tariffe inferiori di circa un terzo. «Noi rivendichiamo il diritto di gestire autonomamente la nostra risorsa secondo i criteri di economicità ed efficienza previsti dalla legge» ha detto Gianni Demartis, che insieme ai sindaci di altri 27 paesi ha chiesto la convocazione di un incontro con il presidente Pigliaru entro il 15 gennaio.(mac)

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