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L’autodifesa di don Stefano

L’autodifesa di don Stefano

Il parroco di San Pietro spiega la richiesta di soldi per il restauro

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ZEDDIANI. Don Stefano Demontis non ci sta. L’idea che il messaggio che ha lanciato qualche tempo fa sia stato equivocato dai fedeli ha minato la tranquillità del sacerdote che, infatti, ieri ha voluto precisare il suo punto di vista nella speranza di riuscire ad archiviare una storia che, secondo lui, non racconta la realtà: «La chiesa di San Pietro ha urgente bisogno di essere restaurata e qualche tempo fa ho pensato di inventare qualcosa che potesse stuzzicare l’interesse dei fedeli e sensibilizzare la popolazione verso un problema che potrebbe riflettersi sulla comunità – ha detto il sacerdote –. Ecco perché dico che la questione è più complessa e strutturata di quanto l’abbiano descritta certe persone che, evidentemente, provano a mettere scompiglio tra i concittadini, in questo caso attaccando il parroco», ha precisato don Stefano riferendosi a chi si era sentito offeso dalla richiesta di un contributo di 200 euro per il restauro della chiesa.

Una quota che, precisa don Stefano, era solo il frutto di una divisione tra l’importo dei lavori e il numero delle famiglie del paese: «Non mi permetterei mai di obbligare le persone a versare una cifra come questa, tra l’altro le famiglie di questa comunità che potrebbero permetterselo sarebbero si e no una cinquantina. In chiesa ho spiegato che nessuno avrebbe dovuto sentirsi obbligato in alcun modo, ci mancherebbe. Poi, purtroppo, qualcuno ha interpretato le mie parole in un altro modo e ha creato un caso dal nulla».

Don Stefano, tuttavia, è decisamente amareggiato dalla reazione dei suoi fedeli, o perlomeno di alcuni: «Anche se non frequentano più la parrocchia avrebbero potuto parlare con me, dirmi che la mia era una richiesta azzardata anche se, lo ripeto, i 200 euro sono il risultato di una semplice divisione. Invece hanno preferito distorcere una storia che non ha nulla da nascondere. È questo quello che non capisco».

Claudio Zoccheddu

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