Doddore contro il giudice “tedesco”
ORISTANO. «Ero convinto che la Regione Sardegna facesse riferimento alla normativa italiana, oggi, grazie ad un giudice del Tribunale di Cagliari, ho scoperto che invece dobbiamo riferirci alla...
ORISTANO. «Ero convinto che la Regione Sardegna facesse riferimento alla normativa italiana, oggi, grazie ad un giudice del Tribunale di Cagliari, ho scoperto che invece dobbiamo riferirci alla normativa tedesca». Salvatore (Doddore) Meloni, leader del movimento indipendentista Meris, quasi non ci credeva. Eppure, quando, attraverso il legale del Movimento, l’avvocato Cristina Puddu, ha avuto copia dell’ordinanza emessa dal giudice del Tribunale civile di Cagliari, Andrea Bernardino, sul ricorso che punta ad annullare la legge elettorale del Consiglio regionale, ha scoperto che invece, le cose stavano proprio così. Al punto 2 dell’ordinanza del 30 maggio, il giudice scrive infatti «come già osservato nell’ordinanza del 30 marzo 2015, la soglia di sbarramento del cinque per cento è prevista nell’ordinamento della Repubblica Federale Tedesca per l’elezione del Bundestag, che tale soglia è giudicata legittima in più occasioni dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale tedesca, perché idonea, necessarie e proporzionale di capacità decisionale dell’assemblea». Il giudice scrive inoltre «tali principi possono evidentemente applicarsi al Consiglio Regionale della Sardegna». Per Salvatore Meloni, l’ordinanza è stata la conferma: «Il Tribunale civile di Cagliari ha annesso la Sardegna alla legislazione elettorale tedesca», ha detto. Così ieri mattina in una conferenza stampa «convocata in piazza Eleonora, rinominata, piazza Anghela Merkel», l’indipendentista sardo, ha denunciato l’episodio.
La conferenza stampa è stata movimentata anche da un “siparietto” fra il leader di Meris e i vigili urbani che hanno fatto rimuovere il tavolino con la bandiera dei quattro mori che gli indipendentisti per l’occasione avevano sistemato sotto la statua di Eleonora D’Arborea. Doddore Meloni però si è rifiutato di firmare il verbale della Polizia locale, mettendo in calce un «non esti scrittu in sardu». Preludendo forse ad una nuova battaglia di Meris , questa volta con il Comune, sul bilinguismo.
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