La Nuova Sardegna

Oristano

L’avvocato del Comune boccia l’uscita da Abbanoa

di Enrico Carta
L’avvocato del Comune boccia l’uscita da Abbanoa

Parere legale negativo sulla possibilità di abbandonare l’attuale gestione Troppi i rischi per l’amministrazione: sanzioni e cause già in atto da abbandonare

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ORISTANO. Muro sbarrato. L’uscita da Abbanoa, pretesa ora anche da chi qualche anno fa aveva spalancato le porte al gestore idrico, sembra molto più complicata di quel che in tanti andavano ripetendo in queste settimane. «Purtroppo», penseranno i cittadini mai troppo felici di fronte alle bollette. Ma la realtà sembra essere proprio questa e abbastanza netto è stato il giudizio dato dall’avvocato dell’amministrazione Gianna Caccavale, alla quale aveva chiesto un parere la commissione comunale che deve occuparsi di studiare le possibilità di uscire dalla gestione di Abbanoa.

Così, mentre ieri la stessa commissione ospitava l’ex sindaco di San Vero Milis, Flavia Adelia Murru, la quale ha spiegato come è riuscita a resistere e ad evitare che il suo paese facesse ingresso in Abbanoa, sul tavolo di tutti i consiglieri che questa commissione compongono c’erano le spiegazioni di Gianna Caccavale. Lette le quali, probabilmente più d’uno ha iniziato a capire che, al di là delle sbandierate volontà personali o di gruppo palesate in assemblee e in consiglio comunale, il labirinto potrebbe non avere una via d’uscita. Il responsabile dell’ufficio legale del Comune ha spiegato per prima cosa che entro il 30 settembre dovrà aderire ad Abbanoa anche chi sinora non l’aveva fatto. Oristano è entrato sotto l’ala di protezione(?) del gestore unico sin dai tempi della giunta Nonnis. Ma poco cambia perché, secondo il parere legale, lo dovrebbe comunque fare entro pochi mesi. Chi non lo fa sarà sanzionato dalla Regione e se quest’ultima non lo facesse verrebbe a sua volta sanzionata e commissariata dal Governo.

Insomma, la strada sembra proprio sbarrata, perché anche una revoca aprirebbe la strada alle medesime sanzioni di chi si rifiuta di aderire. È stata quindi esaminata la possibilità di una causa attraverso il tribunale civile, su cui l’avvocato Gianna Caccavale avanza numerosi dubbi: «Quanto al quesito inerente i rimedi civilistici da porre in essere – recita il testo del parere legale – è evidente che un’azione di risoluzione per inadempimento contrattuale e risarcimento del danno, che peraltro è teoricamente possibile, diminuirebbe il livello di tutela dell’ente comportando di fatto la rinuncia alle due azioni già in corso e dirette ad ottenere, viceversa, l’adempimento».

Questo significa che perderebbero valore le azioni sul mancato versamento di Abbanoa al Comune dei canoni dall’utenza, causa per cui il Comune sta chiedendo il pagamento di più di quattro milioni. Questo contenzioso è ad un passo dalla sentenza che, salvo rinvii, arriverà nel 2016.

«L’instaurazione di una nuova controversia per la risoluzione del contratto con contestuale domanda di risarcimento del danno – prosegue Gianna Caccavale – offrirebbe ad Abbanoa la possibilità di controeccepire a sua volta l’inadempimento da parte del Comune relativo al mancato pagamento dei consumi idrici delle utenze comunali, per un importo pari, ad oggi, a circa un milione di euro. Detta eccezione, infatti, inspiegabilmente, non è stata sollevata da Abbanoa nella lite da quattro milioni di euro e, visto il regime delle preclusioni proprie del processo civile, non può più essere ormai sollevata». Ci sarebbe quindi il rischio che il Comune da creditore diventi in parte debitore.

Resta una possibilità, quella della causa al Tar sulla legittimità di Abbanoa in quanto gestore del servizio idrico, e su questo la presidentessa della commissione, Mariangela Massenti, si riserva di chiedere ulteriori precisazioni. Ma per ora la porta sembra sbarrata.

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