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Anziano raggirato per 60mila euro, amica condannata

Anziano raggirato per 60mila euro, amica condannata

NURACHI. Un’amica un po’ costosa e soprattutto capace di raggirare l’anziano che si era fidato di lei. Questa è Michela Caria, 48 anni, che dal giudice monocratico Francesco Mameli, è stata ritenuta...

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NURACHI. Un’amica un po’ costosa e soprattutto capace di raggirare l’anziano che si era fidato di lei. Questa è Michela Caria, 48 anni, che dal giudice monocratico Francesco Mameli, è stata ritenuta colpevole di una circonvenzione di incapace particolarmente fruttuosa, tanto da meritare la condanna a due anni e dieci mesi. Attraverso un’opera di persuasione continua e pressante aveva convinto il suo compaesano Salvatore Caria a farsi consegnare circa sessantamila euro. Il metodo, come aveva già ricostruito il pubblico ministero Daniela Caddeo nella precedente udienza durante la quale aveva tenuto la sua requisitoria, era semplice. Una volta che si era guadagnata la fiducia dell’anziano, aveva la massima libertà per poter agire sui conti correnti. Aveva ottenuto deleghe per prelevare i soldi oppure accompagnava lo stesso anziano ogniqualvolta doveva effettuare dei prelievi bancari.

A molti era sembrata una cosa normale: aiutare un anziano in difficoltà in fondo è meritevole di encomio, ma tutto quel darsi da fare avrebbe avuto un secondo fine. Per mesi, prima che la denuncia bloccasse tutto, la pensione e altri risparmi derivati dalla vendita di proprietà non sarebbero infatti finiti nelle tasche dell’anziano, bensì sarebbe stata proprio Michela Caria ad impossessarsene, tanto che poi li avrebbe utilizzati per incrementare il proprio patrimonio. Euro dopo euro si sarebbe arrivati a una cifra di circa sessantamila, quella contestata poi dal pubblico ministero che aveva sollecitato una pena di tre anni.

La difesa, affidata all’avvocato Gianfranco Cubadde, non ha negato che quei soldi fossero stati effettivamente prelevati dai conti bancari e che i risparmi del pensionato si fossero prosciugati. Mancavano però le prove che fossero diventati il bottino di Michela Caria. Nessun elemento, se non le parole della parte offesa, avrebbe dimostrato che i reati sarebbero stati realmente compiuti. Avere una delega o accompagnare il pensionato in banca o alle Poste non significa automaticamente impossessarsi del suo denaro e se i risparmi dell’imputata erano cresciuti in corrispondenza di quei prelievi, era solo per una coincidenza visto che nello stesso periodo aveva beneficiato di un’eredità. Sono stati argomenti che però non hanno convinto il giudice che ha anche accolto buona parte delle richieste dell’avvocato di parte civile Silvio Sanna. Aveva sollecitato il risarcimento del danno per 68mila euro. Per il giudice, l’entità totale del danno va stabilita attraverso una causa civile, ma lo stesso ha deciso il pagamento di una provvisionale di 50mila euro a parziale risarcimento. Ha invece respinto la richiesta della difesa che avrebbe voliuto il dissequestro della casa di Michela Caria: l’abitazione in cui abita e può comunque continuare a farlo è infatti sotto sequestro conservativo dal momento in cui era scattata la denuncia. Servirà come eventuale ristoro per il danno subito dall’anziano. Resta però da vedere se arriveranno conferme: dopo questa sentenza di primo grado, l’appello appare scontato. (e.c.)

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