La Nuova Sardegna

Oristano

Scontro sull’Imc di Torregrande

di Enrico Carta

Bufera nel consiglio direttivo sulla stabilizzazione del direttore. Minacce di trasferimento a Olbia

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ORISTANO. Sulle mai agitate acque di Torregrande rischia di abbattersi una tormenta. Una frattura che va accentuandosi in queste ultime settimane potrebbe addirittura avere come conseguenza uno tsunami e travolgere la palazzina che ospita il Centro Marino Internazionale, fiore all’occhiello della ricerca scientifica in Sardegna. Capita anche questo in un tempo in cui le società partecipate siano nel mirino e il Comune debba operare delle scelte su come ripartire le proprie uscite economiche.

È infatti proprio sulla possibile spesa legata al contratto del direttore del Centro Marino che le acque hanno iniziato ad agitarsi. Paolo Mossone ha richiesto la stabilizzazione che il consiglio direttivo sembra disposto a garantirgli. Il Comune si è però spaventato, preoccupandosi di dover diventare il soggetto costretto poi a pagare i circa 55mila euro di stipendio lordo che sinora erano stati totalmente a carico dell’Imc e soprattutto non vedrebbe di buon occhio una stabilizzazione senza concorso.

Su tutti questi argomenti Paolo Mossone ha parecchio da controbattere – lo vedremo più in fondo nell’articolo –, ma questo discorso dello stipendio e della stabilizzazione del direttore sembra essere quello che lo storico greco Polibio avrebbe indicato come il «pretesto» per scatenare la guerra che potrebbe avere in realtà ben altre origini.

La battaglia verrebbe combattuta senza armi, ma dopo il muso storto del Comune alla richiesta del direttore, avallata dai membri del consiglio direttivo non nominati da piazza Eleonora (Regione e Sardegna Ricerche), stanno volando gli stracci e soprattutto le minacce. Tutte verbali ovviamente, ma una di queste potrebbe avere conseguenze poco gradite. Proprio i componenti di Regione e Sardegna Ricerche – sono in quattro contro i due del Comune – avrebbero infatti minacciato di modificare lo statuto dell’Imc in modo da poter trasferire la sede legale da Oristano a Olbia.

Per Torregrande significherebbe addio al centro di ricerca scientifica all’avanguardia e questo certamente non piace agli amministratori comunali che ovviamente scioglierebbero la società partecipata come risposta al dirottamento su Olbia. Ma il problema attorno al quale si gioca la contesa rimane quello della stabilizzazione del direttore che all’Imc lavora da otto anni. «Quando sono arrivato attraverso una selezione in due fasi – dice Paolo Mossone – c’erano un passivo di oltre 800mila euro e quattro dipendenti precari. Ora il bilancio è in regola e abbiamo diciassette addetti di cui una buona parte stabilizzata. Il capitale investito è stato incrementato di 400mila euro e finora il Comune non ha mai messo un soldo».

Vero, ma è anche vero che la sede è del Comune, che la concede gratis all’Imc e che per quello stabile l’amministrazione ha ricevuto offerte da oltre tre milioni dalla Cassa Depositi e Prestiti che poi investirebbe a fini turistici su quell’area. Allo stesso modo nessuno vuole privare Oristano del suo gioiello per la ricerca scientifica sui mari, però la situazione è sempre più burrascosa, tanto che il presidente del consiglio direttivo, Pier Luigi Riccio, sta valutando l’ipotesi delle dimissioni. Evidentemente, al momento, la frattura non è sanabile anche perché i pareri dei tecnici comunali e di quelli dell’Imc sono di segno opposto. I secondi ritengono che col Jobs Act la stabilizzazione di Paolo Mossone sia imprescindibile per evitare la perdita di finanziamenti; il Comune replica che il provvedimento del Governo in materia di lavoro tutto dice tranne che siano possibili stabilizzazioni nelle società partecipate.

E le increspature diventano onde.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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