Compro oro con evasione da due milioni
Indagato il proprietario di una società con diramazioni in paesi esteri. Per la Finanza così evitava di pagare il fisco
ORISTANO. Compro oro, lo rivendo, incasso e non pago le tasse. Così il conto in banca si ingrossa. Per riuscire a evitare le maglie del fisco l’oristanese Roberto Musu (37 anni) avrebbe ideato un gioco di collegamenti tra società, tutte a lui riconducibili, grazie al quale sperava di far perdere le tracce delle somme incassate. Per mesi la “tributaria” della guardia di finanza ha passato al setaccio i suoi conti e cercato di ricostruire il difficile intreccio che portava al di fuori dei confini italiani. Alla fine è venuta a capo dei vari movimenti di denaro e così il pubblico ministero Paolo De Falco ha notificato l’avviso di garanzia con la contestazione del reato di evasione fiscale.
Roberto Musu è il titolare di una società che gestisce alcuni negozi in cui si possono rivendere i gioielli di famiglia. Spesso ci si disfa dell’oro in eccesso perché si vogliono fare delle spese o semplicemente perché quel tipo di gioiello non è gradito o ancora perché si vuol mettere da parte un gruzzolo in denaro. Altre volte ci si rivolge a queste attività per cercare di risollevare le finanze domestiche non più in buona salute come un tempo. Ad ogni buon conto, l’oro viene ceduto e il commerciante che lo acquista, lo fa ad una valutazione di mercato. Successivamente lo rivende e da qui dovrebbe scaturire il suo guadagno.
Nulla di strano, tutto certificato e in regola con le leggi che consentono a chiunque di vendere i propri preziosi e ad altri di guadagnarci. È lo spirito del libero commercio, ma il problema è che il ricavo sarebbe sfuggito per diverso tempo alla tassazione sino ad arrivare alla cifra di circa due milioni oggi contestata dalla procura. Lo stratagemma usato non è nuovo. La nascita di società al di fuori dei confini italiani avrebbe consentito di giustificare il passaggio di denari, in modo che non risultassero guadagni in Italia e quindi non ci fossero denari tassabili. Allo stesso tempo, nemmeno nel paese estero sarebbero state pagate le tasse e a quel punto il guadagno diventava totale, ma allo stesso tempo sarebbe stato illegale.
Gli accertamenti della Guardia di finanza sono iniziati qualche mese fa e sono serviti alla procura per ricostruire tutti i movimenti finanziari e arrivare alla formulazione dell’accusa. Ora si attende di conoscere meglio i dettagli dell’inchiesta per capire che strada prenderà il procedimento, anche perché l’indagato ha sinora provato a respingere ogni addebito cercando di spiegare che effettivamente l’attività delle sue società si svolgeva tra l’Italia e l’estero non soltanto per questioni di vantaggi fiscali, ma per scelta operativa. I prossimi passi della procura, in attesa delle inevitabili contromosse della difesa, renderanno più chiaro il quadro in cui si sarebbe mosso l’imprenditore.
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