Lavori pubblici, fermi 60 milioni
Tante le opere programmate in tre anni dal Comune ma i cantieri ancora non vedono la luce
ORISTANO. Il bilancio passa il vaglio della giunta, non senza qualche attrito tra assessorati e non senza qualche rimbrotto per i tempi un po’ troppo lunghi con cui la stessa giunta si sta scontrando in alcuni settori dell’attività amministrativa. E ciò che salta più all’occhio sono ovviamente i lavori pubblici, anche perché è il comparto da cui ci si aspetta di più per rilanciare un minimo l’asfittica economia oristanese.
In cassa, ci sono oltre sessanta milioni. Sono soldi che tra mutui e finanziamenti il Comune ha già a disposizione. Aspettano solo di essere spesi e invece una miriade di opere pubbliche – alcune di grosse dimensioni, altre di importi più modesti ma comunque utili – resta ferma al palo. Così l’assessore Efisio Sanna finisce al centro della scena nel ruolo poco piacevole di bersaglio, perché, anche se le dichiarazioni della maggioranza sono comunque votate alla prudenza, i malumori serpeggiano.
A tre anni dall’insediamento della giunta, secondo molti, il computo tra ciò che è stato portato a termine e ciò che si poteva fare, tende al negativo anche in chi la giunta sostiene. Figurarsi se l’opposizione invece, in una situazione del genere, ci va giù tenera. Peppi Puddu parla di lentezze dovute anche agli argomenti che in commissione non vengono affrontati come il rifacimento del Porticciolo e la circonvallazione; Mauro Solinas si sofferma sulla questione delle scuole e del foro Boario; Andrea Lutzu taglia corto con una frase netta: «È una situazione vergognosa, ancora più grave perché i soldi ci sono ma non si è in grado di spenderli. In un momento di crisi come questa, dai lavori pubblici l’economia oristanese si aspetta tanto. I cantieri chiusi peggiorano la situazione».
E in maggioranza, l’unico a fare il pompiere ma non troppo e comunque solo sulla questione del lavoro della commissione consiliare è il presidente Roberto Martani: «Stavamo esaminando argomenti come il piano per la protezione civile e di assetto idrogeologico, ad ogni modo le opere pubbliche dovrebbero andare avanti indipendentemente da noi».
Non è il solo in maggioranza, perché anche Stefano Mureddu (Insieme) resta perplesso: «Certo che le questioni burocratiche hanno il loro peso, ma non si deve arrivare al punto in cui si è arrivati per gli impianti sportivi, con un finanziamento da un milione e mezzo perso dopo anni passati senza spendere quei soldi il Comune aveva in cassa».
Anche i consiglieri indipendenti Marco Piras e Giampaolo Lilliu più volte hanno toccato un nervo che evidentemente è scoperto, perché qualche malumore è serpeggiato anche in giunta, dove qualcuno ritiene che certe lentezze verranno pagate al momento del voto.
Non si sente con le spalle al muro, ma di fronte alle dita puntate e a quei sessanta milioni da spendere e non spesi l’assessore Efisio Sanna ha la sua spiegazione molto elaborata: «La programmazione politica è stata ottima, purtroppo ci si deve scontrare con una tempistica che non sempre è quella che tutti noi avremmo voluto». E giù ad elencare opere concluse come Villa Baldino, la spesa dell’80% dei fondi Pia per le strade, l’asilo di via Libeccio o le scuola di Silì, di via Cairoli e di via Lanusei. E ancora gli appartamenti da affittare a canone agevolato di via Costa, la strada di Pesaria, lo smaltimento dell’amianto dal Cantiere Comunale o dal vecchio mercato all’ingrosso di via Marconi e l’Ospice dove i lavori sono in dirittura d’arrivo. Bastano?
La sensazione che si respira in città è che ci sia troppa lentezza e che gli «Stiamo per...» abbiano ormai esaurito la loro funzione persuasiva. «Eppure è così – prosegue Efisio Sanna –, in questi ultimi due anni di amministrazione saranno tantissime le opere che porteremo a termine. Alcune di queste sicuramente saranno completate entro la fine dell’anno come la palestra della scuola di Via Santu Lussurgiu, la recinzione e l’impianto di riscaldamento della scuola del Sacro Cuore, la sistemazione di diverse strade per le quali inizieremo già nei prossimi giorni». Il tempo dei verbi rimane al futuro, in attesa che diventi presente.
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