Omicidio di Tresnuraghes, in aula scontro di perizie
Il processo per il delitto di Mario Serra morto soffocato dopo una rapina Secondo l’esperto nominato dai giudici non sarebbe stato strangolato
TRESNURAGHES. L’aula della Corte d’Appello di Cagliari diventa il terreno dello scontro che si consuma tra il perito nominato dal tribunale e il consulente dell’accusa. Succede nel momento in cui ci si accorge che la disamina del professor Adriano Tagliabracci, docente dell’università di Ancona chiamato a indicare i motivi della morte del pensionato Mario Serra, va contro quella del perito dell’accusa, il dottor Vindice Mingioni.
È in quel momento che la tensione cresce a dismisura nell’aula in cui si sta discutendo il processo d’appello per l’omicidio del pensionato, avvenuto il 30 ottobre del 2010 e per il quale il dibattimento è stato riaperto dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione che aveva rimandato in appello il processo chiarendo che le motivazioni per cui i due imputati erano stati condannati per omicidio volontario, venissero integrate. I giudici le avevano ritenute carenti e per questo motivo il processo contro i fratelli Francesco Lussorio e Fabio Carai di Orotelli era tornato indietro di un gado di giudizio.
La Corte d’Appello deve quindi chiarire se la morte del pensionato, avvenuta in seguito ad un rapina, sia stata provocata dal soffocamento attuato direttamente con le mani oppure se l’asfissia sia giunta in un momento successivo per via dei modi brutali con cui Mario Serra era stato trattato e per come era stato legato e imbavagliato. Una benda, applicata dai banditi sorpresi mentre stavano portando a compimento un furto nella casa del pensionato, gli impediva infatti di respirare con la bocca. La morte per soffocamento, secondo il professor Adriano Tagliabracci, sarebbe quindi sopraggiunta in un secondo momento, quando i due fratelli, incastrati da impronte e tracce di dna, erano già andati via dalla casa. Alla benda, si sarebbero aggiunti altri fattori, come la posizione nella quale fu lasciato, legato contemporaneamente a mani e piedi, lo stato di salute già non eccellente e lo stress e la tensione, questi ultimi causati da una situazione non certo normale.
La rapina portò alla morte di Mario Serra, ma per la Cassazione le motivazioni della condanna a trent’anni per omicidio volontario non sono state sufficienti. Dopo l’esame del perito c’è la possibilità che la tesi difensiva dell’omicidio preterintenzionale – la pena è nettamente inferiore – sostenuta dagli avvocati Gian Luigi Mastio Caterina Cucca e Pasquale Ramazzotti possa avere ulteriori chance, anche se non sembra che il procuratore generale Michele Incani sia deciso a mollare la presa sull’omicidio volontario. Per venerdì sono attese la discussione e la successiva sentenza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google