La Nuova Sardegna

Oristano

Caccia al dna dell’indagato sulla spranga insanguinata

di Enrico Carta
Caccia al dna dell’indagato sulla spranga insanguinata

Paulilatino, il Ris cerca le tracce biologiche per risolvere l’omicidio Casula E a Cagliari la difesa chiede di procedere all’annullamento delle intercettazioni

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PAULILATINO. La partita di accusa e difesa si disputa in due tribunali diversi. A Oristano il pubblico ministero Paolo De Falco procede con le indagini e lo fa attraverso l’incidente probatorio; a Cagliari gli avvocati difensori Gian Luigi Mastio e Marcello Sequi giocano sul tavolo dell’inchiesta la carta dell’appello cautelare. Sono tentativi opposti di arrivare alla verità sull’omicidio di Giovanni Casula, massacrato a sprangate nella sua casa la notte del 31 ottobre.

Sotto accusa, in seguito a una serie di contestate intercettazioni ambientali, c’è il compaesano Gavino Madau (46 anni) e proprio su di lui si concentrano gli ulteriori sforzi degli inquirenti che ora cercano le sue impronte e le sue tracce di dna su quella che ritengono essere l’arma del delitto, ovvero una spranga in ferro ritrovata in campagna e simile a diverse altre che l’indagato custodiva in un terreno di sua proprietà. Per esaminarla è stata scelta la via dell’incidente probatorio, con il giudice per le indagini preliminari Silvia Palmas che ha affidato l’incarico di esaminare il corpo del reato a tre carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche, i militari Scudiero, Cardia e Palanca. Saranno loro a dover scovare le tracce di dna e le impronte digitali e quindi a compararle con quelle di Gavino Madau.

Per tutta risposta la difesa ha nominato i propri periti di parte affidando l’incarico agli specialisti Elena Mazzeo e Pierangela Manchia. Questo consentirà loro di partecipare, per conto dell’indagato, al prelievo delle tracce biologiche e alle operazioni di comparazione. Ma Gavino Madau, che è accusato di aver ucciso Giovanni Casula per vecchi rancori covati nel tempo ed esplosi pochi mesi fa con l’aggressione avvenuta quasi sulla porta di casa della vittima, ha chiesto attraverso i suoi avvocati anche la revoca della misura cautelare che lo vede in carcere dall’inizio di giugno.

I legali Marcello Sequi e Gian Luigi Mastio hanno ribadito di fronte ai nuovi giudici la propria linea difensiva in merito all’utilizzo delle intercettazioni ambientali, ritenute decisive per l’arresto. Sin dal primo momento era stato fatto notare come le autorizzazioni per l’utilizzo delle microspie sull’auto di Gavino Madau fossero scadute perché utilizzate tempo fa per provare a risolvere un altro caso di omicidio. In quell’occasione non portarono frutti, ma sono rimaste attive sino al momento in cui sono state pronunciate le parole che hanno poi portato in carcere l’indagato. Ai giudici stabilire se siano legali o meno.

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