Bosa, su Capu d’Aspu la procura insiste
BOSA. Il pubblico ministero insiste. Il reato principe da contestare per la questione dei lavori mai conclusi a Capu d’Aspu è quello di peculato. Tutto il resto segue, comprese le contestazioni all’ex...
BOSA. Il pubblico ministero insiste. Il reato principe da contestare per la questione dei lavori mai conclusi a Capu d’Aspu è quello di peculato. Tutto il resto segue, comprese le contestazioni all’ex sindaco Piero Casula. La decisione del giudice per le udienze preliminari comunque non arriva. L’udienza nella quale si doveva decidere del rinvio a giudizio degli otto imputati non si è conclusa con le schermaglie di ieri mattina.
Accusa e difese sono rimaste fermissime nel sostenere le proprie posizioni, con in mezzo il Comune di Bosa che aveva deciso la costituzione di parte civile affidata all’avvocato Vittorio Delogu. Per il pubblico ministero Armando Mammone, di fronte a una mole di documenti, ai riscontri sul mancato completamento dell’appalto, alle false attestazioni dell’avanzamento dei lavori che dovevano modificare il fondale e al comportamento degli amministratori, il rinvio a giudizio è d’obbligo. A rischiarlo sono, oltre all’ex sindaco, la dipendente comunale Rita Motzo ai quali è contestato il reato di aver pagato delle ferie non godute al geometra Luciano Baldino, responsabile dell’appalto. Ci sono poi il responsabile e il direttore dell’impresa che svolse i lavori, Salvatore Bisanti e Paolo Gaviano, oltre ai tecnici della commissione di collaudo gli ingegneri Antonio Manca, Antonello Garau e Piero Dau. Per gli avvocati difensori Gianfranco Siuni, Franco Luigi Satta, Roberto Dau, Speranza Benenati, Walter Pani e Franco Pani si deve invece arrivare al proscioglimento. Manca però la discussione dell’avvocato Guido Manca Bitti che si svolgerà il 30 luglio. (e.c.)
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