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Oristano

incidenti sul lavoro

Impresario vince la causa, non dovrà risarcire l’Inail

di Enrico Carta
Impresario vince la causa, non dovrà risarcire l’Inail

ORISTANO. Incidenti, anche gravi, spesso letali. Ma non sempre la colpa è del datore di lavoro. Così, dopo una lunga battaglia in tribunale, l’impresario edile di Santa Giusta, Giovanni Pinna (69...

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ORISTANO. Incidenti, anche gravi, spesso letali. Ma non sempre la colpa è del datore di lavoro. Così, dopo una lunga battaglia in tribunale, l’impresario edile di Santa Giusta, Giovanni Pinna (69 anni), riesce a dimostrare le sue ragioni e ad evitare il pagamento di un mega risarcimento all’Inail. L’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni gli chiedeva infatti 427mila euro.

L’antefatto è il gravissimo incidente sul lavoro avvenuto nel 2003 in via Vinea Regum a Oristano, dov’era in corso la ristrutturazione di un edificio. Gli operai avevano terminato una fase dei lavori e il datore gli aveva chiesto di spostare il ponteggio. Proprio in quel momento i dipendenti si accorgono che c’è stata una dimenticanza alla quale si cerca di porre rimedio. L’operaio, per evitare di montare nuovamente per intero il ponteggio, decide di usare una scala. Un attimo dopo piomba al suolo da un’altezza di quasi tre metri e mezzo, riportando lesioni gravissime che causeranno un’invalidità dell’80%.

L’Inail attribuisce una rendita all’operaio e poi si gira dalla parte opposta a chiedere che a saldare il conto, inizialmente valutato in 427mila euro, sia l’impresario che nel frattempo ha anche risolto con un patteggiamento la questione penale della vicenda. Ma in tribunale si apre quella civile che vede su posizioni opposte l’impresario assistito dall’avvocato Mauro Solinas e l’Inail assistito dagli avvocati Paolo Spiga e Luigi Aragoni. In primo grado, il giudice Salvatore Carboni condanna l’impresario al risarcimento che intanto è sceso a 94mila euro perché l’operaio è deceduto per cause comunque indipendenti dall’incidente sul lavoro.

Si va in appello e il verdetto viene ribaltato. La sentenza dei giudici Paola Mazzeo, Giovanna Alda Osana e Alfonso Nurcis dà ragione all’impresario. In appello vengono riabilitate alcune testimonianze, viene chiarito che il responsabile per la sicurezza non era Giovanni Pinna, che le dotazioni di sicurezza erano presenti nel cantiere a differenza di quanto sostenuto dagli ispettori della Asl e, infine, che l’operaio aveva agito in piena autonomia. L’ordine dato era solo quello di smontare il ponteggio e non di utilizzare una scala per porre rimedio alla dimenticanza.

La sentenza quindi annulla il risarcimento e spiega che in linea generale il datore di lavoro è responsabile per quanto avviene ai suoi dipendenti, ma che per risalire alle colpe è necessario rapportarsi alla situazione concreta.

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