Un parco archeologico davanti a casa Carta
Nuracraba, di fronte alla villa di don Efisio: potrebbe diventare un sito comunale L’idea è del sindaco Tendas, sostenuto dalla Fondazione Banco di Sardegna
ORISTANO. Un parco archeologico comunale a Nuracraba. Per ora è poco più di un'idea del sindaco Guido Tendas, che l'ha annunciata qualche giorno fa pubblicamente, in Consiglio comunale, in sede di presentazione del Bilancio di previsione 2015.
Un'idea però che potrebbe camminare velocemente perché è condivisa dalla Fondazione Banco di Sardegna, che ci metterebbe i soldi necessari a realizzarla concretamente. Parola del sindaco, che in Consiglio comunale ha annunciato la firma a breve scadenza con la Fondazione di un protocollo d'intesa triennale destinato ai comuni capoluogo di Provincia e che intenderebbe realizzare il progetto in collaborazione con la scuola di specializzazione in archeologia del Consorzio Uno.
Per tutti quelli che non lo sapessero, Nuracraba è il nome dell'antico villaggio medievale, cancellato dalla pestilenza e dalle alluvioni tra il 1727 e il 1747, che sorgeva nell'area occupata oggi dalla borgata del Rimedio con la sua Basilica. L'area, a ridosso del rio omonimo e quindi fertilissima, era abitata però fin dall'epoca nuragica, come testimonano i resti di un nuraghe, chiamato appunto di Nuracraba, scoperti nel 1983 dall'archeologo Salvatore Sebis durante i lavori di realizzazione del cavalcavia del Rimedio.
Lo scavo restituì sette preziosissime pintaderas (poco meno di un quarto del totale di una quarantina di pintaderas nuragiche rinvenute fino ad allora in tutta la Sardegna) ma restò limitato all'area del cantiere stradale interessando solo due torri dell'antemurale senza arrivare alla struttura centrale di quello che si presentava comunque come un nuraghe complesso.
I resti del nuraghe dovrebbero trovarsi a destra del cavalcavia per chi arriva da Oristano diretto a Donigala. E si trovano davanti alla villa di campagna di don Efisio Carta. Don Efisio Carta, per tutta Oristano, ancora oggi, semplicemente don Efisio, era il barone degli stagni; il 16 novembre del 1978 i banditi lo sequestrarono, mentre si trovava nella zona di Turr 'e Seu, in una delle sue proprietà terriere nel Sinis di Cabras. Don Efisio si ribellò e probabilmente venne anche ferito dai sequestratori. Non tornò mai a casa nonostante il quasi certo pagamento del riscatto.
Ora, proprio la sua villa potrebbe diventare la sede operativa del parco archeologico. Su questo punto Tendas non ha detto nulla in Consiglio, ma di un interesse dell'amministrazione comunale all'acquisizione della villa del vecchio proprietario dello stagno di Cabras si era già parlato molti anni fa. Due pezzi di storia, quella nuragica, e quella del re degli stagni, potrebbero trovare un singolare punto d’incontro.
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