Cogeneratore, la Groil ci riprova
Presentato uno studio alla Regione per un nuovo utilizzo
SIMAXIS. L’argomento non è più al centro dell’attenzione ma le manovre delle due società che controllano il cogeneratore energetico non sono terminate. Anzi. Se qualche tempo fa si parlava dell’intenzione di mettere in funzione solo una parte dell’impianto (quella della società Cogen) per bruciare l’olio di colza e produrre energia senza utilizzare la sezione dell’impianto (di proprietà della Groil) sequestrata dai carabinieri del Noe, negli ultimi giorni è stato presentato alla Regione uno studio ambientale funzionale a una verifica di assoggettabilità dell’impianto. La Groil ha commissionato ad alcuni tecnici di fiducia l’analisi dei possibili impatti ambientali legati al funzionamento di un impianto destinato alla trasformazione in energia degli scarti di macellazione. Lo studio ambientale descrive i vantaggi che arriverebbero dall’apertura di un impianto di questo tipo. Si va dalla “drastica riduzione dei trasporti”, all’utilizzo del “biocombustibile derivato” fino alla “produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile”. Secondo lo studio firmato dall’ingegner Orazio Filippi e dal geologo Gianfranco Piras, l’entrata in funzione dell’impianto permetterà di sfruttare anche gli scarti di macellazione che “attualmente vengono valorizzati in siti fuori dal territorio regionale, con indubbi vantaggi per l’occupazione, per l’economia locale e con un indiretto beneficio per i macelli della Sardegna che potranno usufruire di vantaggi anche di natura economica sulla gestione dei sottoprodotti di origine animale». (c.z.)
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