Niente più segreti sul gigante danneggiato
CABRAS. Dopo dieci giorni di attesa, questo pomeriggio cadrà il muro di gomma che la Soprintendenza per i beni archeologici aveva costruito attorno a uno dei reperti più discussi di Mont’e Prama. Il...
CABRAS. Dopo dieci giorni di attesa, questo pomeriggio cadrà il muro di gomma che la Soprintendenza per i beni archeologici aveva costruito attorno a uno dei reperti più discussi di Mont’e Prama. Il veto che proteggeva dagli sguardi indiscreti il danneggiamento causato dalla benna del miniescavatore alla testa di un guerriero di pietra (la sedicesima in un totale di 26 statue) cadrà oggi alle 17, quando il responsabile dello scavo, Alessandro Usai, aprirà la porte dei sotterranei del museo di Cabras per mostrare le condizioni del reperto.
Il reperto non era stato mostrato durante la conferenza stampa in cui gli archeologi avevano fornito le loro spiegazioni e l’attesa ha contribuito ad alimentare l’attenzione e le congetture su quello che sarebbe successo venerdì 31 luglio, quando la pala meccanica ha urtato la testa del gigante.
Uno scontro fortuito che aveva catapultato il sito al centro dell’attenzione perché, oltre alla testa, erano state danneggiate anche le lastre che coprono le ultime tombe scavate dagli archeologi della soprintendenza e della cooperativa Archeosistemi. Alessandro Usai aveva definito “irrilevanti” i danneggiamenti alle lastre e “una carezza” l’incontro tra la ruspa e la testa di pietra.
Rassicurazioni, queste, che non hanno placato le polemiche sfociate in un esposto presentato alla Procura della Repubblica dal deputato Mauro Pili e culminate con l’ultimo blitz del leader di Unidos che, ieri mattina, ha affisso alle rete metallica che protegge lo scavo un cartello di divieto indirizzato alla pala meccanica che ha causato i danni. (c.z.)
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