Agricoltura, le promesse della Regione alla Cia
Al congresso della Confederazione italiana agricoltori anche l’assessore Falchi «Le risorse disponibili vanno spese con flessibilità; sviluppo rurale prioritario»
ORISTANO. «Mai più programmazioni rigide, uguali per tutti i territori e non modificabili nel corso degli anni: l’agro-zootecnia in Sardegna ha caratteristiche troppo differenti a seconda delle zone in cui viene praticata e solo con programmi di intervento trasformabili e flessibili si potranno avere risposte adeguate e pianificare uno sviluppo concreto». Lo ha detto Elisabetta Falchi, l’assessore regionale all’Agricoltura che, intervenendo al Congresso regionale della Cia, ha anticipato quella che si annuncia come una autentica svolta in tema di politiche agricole regionali. Parole che sono la conferma degli indirizzi che la Giunta regionale sta attuando attraverso il Psr, il Piano di sviluppo rurale, attualmente all’esame di Bruxelles e che quando verrà approvato, metterà a disposizione del comparto isolano oltre un miliardo e 300milioni di euro di investimenti spendibili nell’arco dei prossimi nove anni. Non è un caso, dunque, che la Confederazione italiana agricoltori abbia scelto il Piano di sviluppo rurale come argomento del dibattito, soprattutto in considerazione delle prospettive e dei progetti che potrebbero portare l’agro-zootecnia sarda fuori dalla crisi. Crisi del comparto che Martino Scanu, presidente regionale della Cia, ha dipinto a tinte fosche, ricordando, come in generale, il Pil in Sardegna sia sceso dell’1,8 per cento e che per il 2015 le previsioni siano ancora negative. Certo è che i ritardi nell’erogazione nell’erogazione delle risorse pubbliche destinate all’agricoltura fino ad oggi hanno rappresentato un freno per il comparto. Pur esprimendo un parere positivo nei confronti delle iniziative attuate da parte della Giunta regionale, Scanu ha infatti ricordato «Solo in Sardegna, per quel che riguarda il vecchio Psr devono essere erogati 250milioni di euro», ha detto. E poi ci sono i ritardi nell’infrastrutturazione del comparto, l’assenza di integrazioni di filiera, la sottocapitalizzazione finanziaria delle imprese. Insomma, un comparto che ha bisogno di una forte spinta per la sua crescita. I lavori sono stati conclusi dal presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino, che ha posto l’accento sulla necessità di una politica comunitaria che possa porre il comparto agro zootecnico italiano in una situazione meno penalizzante rispetto alle nazioni forti dell’Unione europea, considerati anche i nuovi scenari di un mercato sempre più globalizzato e competitivo.
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