I preti sono pochi: la Diocesi sperimenta nuove soluzioni
Il Sinodo della Chiesa arborense si prepara alle novità Arrivano le unità interparrocchiali e la figura del testimone
ORISTANO. Meno di un mese e poi la rivoluzione diocesana voluta e auspicata dall'arcivescovo sarà cosa fatta. Domenica 13 settembre è in programma l'ultima assemblea generale del sesto sinodo della Chiesa arborense per discutere e approvare osservazioni e proposte al documento finale. Il 10 ottobre, durante il convegno diocesano, la solenne concelebrazione di chiusura e via ufficiale alle novità sinodali.
Due particolarmente rilevanti: le unità interparrocchiali e l'introduzione della figura del testimone nei sacramenti di cresima e battesimo. Troppo pochi i preti per fare di ogni parrocchia, come oggi, un microsmo pastorale universale. Molto meglio attivare - all'interno delle otto foranie (così vengono chiamati i raggruppamenti di parrocchie) in cui si articola la diocesi - le “unità interparrocchiali”.
Si tratta di un istituto organizzativo per meglio realizzare l’azione pastorale attraverso il coordinamento del lavoro di preti, religiosi e collaboratori laici di chiese vicine.
Si parte con un progetto comune, si evita il moltiplicarsi di eventi in ogni singola comunità, si organizzano incontri formativi unitari per tutte le parrocchie vicine (una sola catechesi per giovani, un’unica pastorale familiare prematrimoniale, una Caritas per forania).
«È necessario strutturare - ribadisce l’arcivescovo Ignazio Sanna - la vita pastorale delle parrocchie tenendo conto delle situazioni nuove create in seguito agli ultimi trasferimenti dei parroci».
La pianta organica della diocesi è ormai ridotta all'osso. Su cento sacerdoti, 9 sono sopra i 90 anni, 11 hanno superato 80 anni, 12 oltre 75 anni. Venti preti amministrano due comunità ciascuno.
«La nostra messe - aggiunge il presule arborense - è composta da 85 parrocchie e gli operai in grado di affrontare le fatiche del ministero sono sempre più pochi. La situazione non migliorerà nei prossimi trent'anni a causa del progressivo invecchiamento del clero e dell'insufficiente ricambio generazionale».
Con l’istituzione della figura del “testimone” si vogliono aiutare le persone in situazione canonicamente irregolare a non ritenersi separati dalla Chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita. Divorziati risposati, che attualmente non possono fare da padrino/madrina, potrebbero rientrare ufficialmente nel rito, appunto come testimoni per esprimere una sempre positiva vicinanza parentale, affettiva ed educativa. Un cambiamento per molti versi epocale nella chiesa arborense.
«Sono convinto - ha detto recentemente monsignor Ignazio Sanna - che si va nella direzione del prossimo Sinodo della famiglia se si ripensa alla possibilità di introdurre nella celebrazione del sacramento del battesimo e della cresima anche nella nostra Diocesi la figura del testimone».
Una novità, introdotta nelle diocesi dell Lombardia e del Triveneto, ma non accolta in prima battuta dall' assemblea sinodale arborense. L’arcivescovo Ignazio Sanna la ripropone, perché «la Chiesa si deve dotare di strumenti pastorali mediante i quali aprire la possibilità di esercitare una più ampia misericordia, clemenza e indulgenza nei confronti delle nuove unioni».
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