Basilica del Rimedio, la mostra fotografica ricorda la sua storia
L’iniziativa dell’istituto di riabilitazione S.M. Bambina La devozione alla Madonna risale al XVI secolo
ORISTANO. Una mostra fotografica per raccontare gli ultimi cento anni della Basilica della Madonna del Rimedio, che fra poco meno di tre settimane, l'8 settembre, accoglierà ancora una volta migliaia e migliaia di fedeli. L'iniziativa è della Biblioteca dell'Istituto di Riabilitazione Santa Maria Bambina che sorge proprio accanto alla Basilica e la cui storia è legata a doppio filo a quella del Santuario. La storia della devozione alla Madonna del Rimedio però è molto più lunga. Stando a quanto racconta il canonico Giovanni Spano nel suo libro "Le delizie della tortura in Sardegna nel XVI secolo", il documento più antico che la attesti porta infatti la data del 1590, quando un uomo originario di Sedilo, un certo Nicolò Manca finito nelle grinfie della Santa Inquisizione per una accusa di favoreggiamento, protesta la propria innocenza esclamando "Sa Virgine Maria de su Remediu, poite qustu a mie". A qualche decina di anni dopo risalgono invece le prime notizie certe sulla chiesa intitolata a Nostra signora del Rimedio. Sono contenute nell'atto di donazione del 28 marzo 1665 col quale un contadino di Nuracraba, Giovanni Antonio Dessì, lascia alla chiesa una rendita per l'acquisto dell'olio di oliva necessario alla alimentazione perenne della lampada dell'eucaristia. La chiesa sopravvisse in qualche modo alle alluvioni e alla pestilenza che decretarono invece la scomparsa del villaggio di Nuracraba dopo il 1727 e sulla sua base a croce latina, come racconta il rettore del Santuario monsignor Vincenzo Curreli nel sito www.madonnadelrimedio.org, sorse poi quella che nel corso di tre lunghi secoli è diventato l'attuale santuario. La mostra fotografica curata per la Biblioteca dell'Istituo da Elisa Sanna e Mariano Pinna ne ripercorre l'ultimo con una serie di immagini che documentano anche una sorta di frenesia edilizia che porta per esempio nel 1903 all'abbattimento del modesto campanile a vela sul lato destro della facciata per lasciare il posto a un campanile tutto nuovo alto 16 metri che insisteva al centro della navata destra e che però ebbe vita assai breve. Nel 1948, in vista della Incoronazione del simulacro annunciata per il 7 settembre del 1952 fu infatti anch'esso demolito e sostituito dall'attuale campanile sul lato sinistro della facciata. Altri interventi, non sempre felicissimi, avevano riguardato nel frattempo la facciata, la navata e il presbiterio. La mostra, hanno spiegato in curatori, è stata realizzata in parte con immagini conservate nell'archivio dell'Istituto S. Maria Bambina. La mostra è costitutita da 12 pannelli 80x120 cm più quattro pannelli dedicati al canonico Felice Mastino, storico rettore della Basilica e fondatore dell'Istituto Maria Bambina, morto nel 1971, ed è visitabile a partire da domenica nella Sala dell'Istituto a lui dedicata. La mattina dalle 8,30 alle 11,30. Nel pomeriggio dalle 15,30 alle 17,30. (fgp)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google