La Nuova Sardegna

Oristano

Ecco come funziona l’abbattimento delle cornacchie

di Piero Marongiu
Ecco come funziona l’abbattimento delle cornacchie

Un progetto della Provincia approvato dalla Regione Gli obiettivi: ridurre il numero di 800 esemplari all’anno

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ORISTANO. La presenza in numero sempre maggiore della cornacchia grigia nelle aree antropizzate, sta diventando un problema insostenibile per gli agricoltori e per gli allevatori. Ma questo volatile, che dispone di un’innata capacità di adattamento all’ambiente, rappresenta un problema anche per altre specie di fauna selvatica, come lepri e pernici.

Molti allevatori, soprattutto pastori, sono stati testimoni di veri e propri attacchi agli agnelli appena nati.

La Provincia di Oristano, seguendo le linee guida emesse dall’assessorato regionale all’Ambiente, è capofila di un progetto pilota della durata triennale che prevede l’abbattimento controllato di questa specie di corvidi.

Dallo scorso mese di giugno sono operativi 5 gruppi di coadiutori appositamente formati che si occupano di tenere sotto controllo la crescita della specie.

Massimo Meneghel è responsabile di uno di questi gruppi: «Del mio gruppo fanno parte una sessantina di coadiutori - dice -. Il nostro lavoro consiste nel posizionare le gabbie-trappola per la cattura delle cornacchie e nell’abbattimento con fucile calibro 12 di quelle fuori dal nido».

L’obiettivo delle squadre messe in campo dalla Provincia, è quello di ridurre l’impatto dei volatili sulle colture (quelle ortive in particolare: campi di angurie, meloni e pomodori, ma anche manichette per l’acqua, rappresentano uno degli obiettivi delle cornacchie); salvaguardare le biodiversità, riducendo l’impatto sul prelievo di uova dai nidi; ridurre l’impatto sulle altre specie di fauna selvatica.

«Con il fucile possiamo abbattere fino a un massimo di 800 cornacchie per anno, mentre con l’utilizzo delle gabbie 2000. Questo metodo è però più complicato, richiede grande fatica, con risultati, spesso, inferiori alle attese. Devo dire - precisa Meneghel - che la nostra attività ha incontrato il favore incondizionato degli agricoltori, che sono quelli maggiormente danneggiati dall’aggressione delle cornacchie. Ma anche di molte persone vicine alle associazioni ambientaliste. Tutti concordi che l’aumento delle specie nocive, come cornacchie, piccioni, cinghiali e adesso anche le nutrie, stia diventando un problema molto serio per il territorio. Ma, al momento, la direttiva regionale riguarda solo le cornacchie».

I capi abbattuti vengono portati al servizio veterinario della Asl, che provvede ad effettuare i controlli sanitari per verificare l’assenza di patologie pericolose per l’uomo e per le altre specie di fauna selvatica.

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