Il pirata della strada si consegna
L’incidente mortale di Simaxis, ampia confessione e ritrovamento della Panda
ORISTANO. Alla fine ha prevalso l’impossibilità di andare avanti, braccato dalle forze dell’ordine e dalla coscienza. A. C., 42 anni, di Oristano, originario di un centro della Planargia, l’uomo che nella notte tra giovedì e venerdì ha investito e ucciso l’operaio di Villaurbana Efisio Urru, ferendo gravemente la moglie Costanza Meloni. A. C., accompagnato dall’avvocato Alessandro Enna, si è presentato in Questura e ha reso un’ampia confessione dell’accaduto. A raccogliere un racconto dettagliato, comprese le indicazioni per ritrovare la Panda gialla a bordo della quale si trovava, è stato il dirigente della Polizia stradale Roberto Piredda.
L’incidente era accaduto lungo la Statale 388, alla periferia di Simaxis. Efisio Urru era in moto con la moglie. La coppia stava rientrando a Villaurbana dopo aver trascorso la serata a Baratili, a casa di un familiare. Non andavano veloci: improvvisamente, l’impatto con un’auto che aveva colpito la moto. Uno scontro con conseguenze mortali per Urru che, sbalzato, era rimasto sulla strada privo di vita. Ferite gravi per la moglie, anche lei finita sull’asfalto. Dell’auto, nessuna traccia.
Qualcuno però aveva visto la scena, e aveva dato l’indicazione del tipo di macchina. Un’utilitaria, una Panda giallina. In questi giorni, la Polizia stradale ha cercato in ogni dove, ha provato a rintracciare altri eventuali testimoni. Tutti i carrozzieri della zona sono stati setacciati alla ricerca di vetture con caratteristiche analoghe. Non si sa mai.
Ma l’auto era ben nascosta. A. C. l’aveva messa in un garage di una casa di famiglia, lontano da sguardi indiscreti. Forse questo può essere un dettaglio non secondario rispetto all’elaborazione della necessità di presentarsi alle forze dell’ordine. La Panda giallina con il pirata della strada era su tutti i giornali. Anche nel paese dell’investitore, sicuramente, non deve essere passato inosservato il fatto che quell’auto, da qualche giorno, non circolasse più.
La macchina porta chiarissimi i segni dell’impatto. L’uomo ha raccontato tutto: l’urto, la paura, la fuga. Inutile barare, in questi casi. Molto meglio raccontare la verità. E riprendersi un pezzo di rispetto di se stessi. I familiari della vittima sono stati informati. Ai funerali avevano lanciato un messaggio: ti perdoniamo, ma devi venire allo scoperto. La sua posizione è al vaglio della Procura della Repubblica, le accuse per lui sono di omicidio colposo e lesioni gravi. Nei suoi confronti non sono stati adottati provvedimenti restrittivi.(si.se.)
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