La Nuova Sardegna

Oristano

La proposta di due mamme di Oristano: «I migranti a casa nostra. Gratis»

di Michela Cuccu
Alcune migranti sbarcate a Cagliari
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Alcune migranti sbarcate a Cagliari

Lanciata un'iniziativa umanitaria da sottoporre alla prefettura. Il regolamento esclude i privati dall’accoglienza: «Da noi starebbero meglio»

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ORISTANO. «Apriamo le nostre case ai profughi, ospitiamoli e facciamolo gratis». Parte dalle famiglie oristanesi una nuova idea di accoglienza per far fronte all’ondata di immigrati che cercano in Europa riparo dalle guerre e dalla miseria. A lanciare la proposta sono due donne: Paola Medde ed Erminia Tanda.

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La prima è una giovane madre di due bambini, il più piccolo ha pochi mesi. Paola Medde, giornalista (è addetto stampa alla Asl n° 5) vive a Santa Giusta e sul suo profilo Facebook ieri mattina ha annunciato il suo progetto. «Scriverò alla Prefettura per chiedere una deroga all’attuale regolamento che esclude i privati dal sistema dell’accoglienza, riservata a strutture come alberghi e B&B. Nella mia casa potrei ospitare dei bambini».

Un progetto nel quale la giovane madre vorrebbe coinvolgere altre famiglie, creando così una rete di accoglienza che, spiega, non risolverà il problema, ma almeno, permetterà di affrontare l’emergenza. «Le nostre case potrebbero accogliere soprattutto madri con i loro bambini», un riferimento chiaro all’ultima tragedia avvenuta sulle coste della Turchia.

Proprio l’immagine sulla spiaggia di Budrum del corpicino senza vita di Aylan, il bambino siriano di tre anni, ha scatenato nella giovane madre la volontà di attivarsi per dare soccorso ai più sfortunati.

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E aggiunge «Mi sono informata ed ho appreso che ormai la capacità del sistema dell’accoglienza in Sardegna è satura. Per questo motivo penso che se fossero le famiglie, spontaneamente, ad aprire le loro case ai profughi, si potrebbe dare una risposta concreta all’emergenza. Accetto suggerimenti e proposte da chiunque si voglia fare avanti e creda in questa idea».

Anche Erminia Tanda è una giovane madre di Oristano. «Ho una figlia adolescente, ho parlato con lei e mio marito di questa idea che ho da tempo. Siamo tutti d’accordo: se ospitassimo in casa nostra una ragazza in cerca di asilo sarebbe bellissimo».

Chiarisce subito: «Non vogliamo soldi. Vogliamo farlo gratis. La mia è una piccola famiglia, ma dove si mangia in tre, mangiano anche in quattro. E non è solo un problema di cibo e vestiti. I bisogni sono molto più importanti: protezione, accoglienza, calore umano. Insomma, fare in modo che queste persone, che poco cambia se scappano dalla guerra o dalla fame, trovino il modo di ricomiciare a vivere, magari a Oristano. Sarebbe – spiega ancora Erminia Tanda – un’opportunità di crescita, umana, anche per noi».

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Anche la signora Tanda, come Paola Medde, spiega di aver cercato informazioni su come proporre il proprio aiuto e far sì che la volontà di essere solidali diventi concretezza. «Sono in contatto con associazioni che in Sardegna si occupano di combattere l’emarginazione. Da settimane – racconta – continuo a spulciare sui siti ministeriali regolamenti e delibere, ma per le singole famiglie che vorrebbero aiutare gratis non c’è possibilità e la proposta di unirci assieme in un progetto che coinvolga più cittadini che offrano la propria disponibilità ad un progetto di solidarietà concreta, probabilmente, permetterebbe di superare anche gli ostacoli burocratici e normativi».

L’ultimo pensiero di Erminia Tanda va alle condizioni attuali dei centri di accoglienza. «Sono saturi, non si può vivere a lungo in quelle condizioni. Neppure se si è disperati. Perché in quelle situazioni non è possibile far progetti di vita, sentirsi liberi, persone. Cose che invece, dentro una famiglia che abbia la voglia di ospitare si possono trovare».

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