La Nuova Sardegna

Oristano

Viviana, la pittura oltre il sogno della scuola

Ghilarza, una precaria tagliata fuori dall’inserimento nelle graduatorie si dedica all’arte

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GHILARZA. Tra qualche giorno suonerà la campanella che sancirà l’inizio del nuovo anno scolastico, ma non tutti gli insegnanti precari troveranno una cattedra ad attenderli.

Tra gli insegnanti sardi, che, trolley-muniti, si preparano ad attraversare il Tirreno per iniziare, da ex precari ma lontano da casa, una nuova avventura per inseguire il sogno della cattedra promessa dalla “buona scuola” di Renzi, non ci sarà Viviana Faedda. Lei, la mail che preannunciava l’assunzione non l’ha ricevuta, e, probabilmente, non la riceverà mai.

«Dopo otto anni di insegnamento in giro per la Sardegna – dice –, da quest’anno, grazie agli effetti prodotti dalla tanto propagandata buona scuola, difficilmente riuscirò ad insegnare».

Viviana, una laurea in Pittura e storia dell’arte, master e corsi vari frequentati, abilitazione all’insegnamento, continuerà a rimanere una precaria della scuola.

«Credo che se mi fosse arrivata, quella mail, non avrei esitato neppure un istante ad accettare la destinazione».

Il lavoro dell’insegnante le piace, si capisce da come ne parla. Insegnare la sua materia, educazione artistica, poi, ancora di più. «Sono una pittrice – dice –, e insegnare ai ragazzi ad amare l’arte, a sperimentare la bellezza delle forme e quello che si prova quando, grazie alle loro capacità, realizzano un’opera per me è sempre un’emozione forte». L’emozione è quel sentimento che viene trasmesso da un’artista quando presenta al pubblico la sua creazione: sia un dipinto, una poesia, un romanzo, una scultura o una canzone. Di emozioni così, Viviana, grazie ai suoi dipinti, ne trasmette ogni giorno a chi ha la fortuna di ammirare i suoi lavori.

«Dipingo su multistrato di pioppo – precisa –. Un materiale che assorbe il colore, conferendo all’opera un aspetto antico». Tra i suoi obiettivi futuri “a breve scadenza”, precisa lei «adesso che la scuola diventa un traguardo difficile da raggiungere», c’è una mostra personale da preparare: «Ci sto lavorando e spero di realizzarla entro l’autunno. Mi piacerebbe abbinare le mie opere alla poesia: un binomio artistico che mi ha sempre stimolato».

Nel suo studio spicca un dipinto dedicato alle mani della poetessa Alda Merini. «Le sue mani, ritratte nell’atto di stringere la sua pelle, sono poesia». I quadri di Viviana non hanno titolo: «Non mi piace dar loro un titolo, perché ognuno interpreti il dipinto a modo suo: l’arte deve andare oltre la visione del reale».

I suoi soggetti sono il frutto di una sincronia perfetta con lo stato d’animo del momento che vive. «Con il sogno della cattedra che svanisce dal mio orizzonte – conclude – in questo periodo utilizzo solo colori a tinte fosche.

Piero Marongiu

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