Con la prima campanella insegnanti subito in piazza
ORISTANO. Le loro armi sono pennarelli e fogli bianchi. All’ombra della Torre, gli insegnanti hanno dato vita alla prima protesta dell’anno scolastico, una protesta che ha preso il via in...
ORISTANO. Le loro armi sono pennarelli e fogli bianchi. All’ombra della Torre, gli insegnanti hanno dato vita alla prima protesta dell’anno scolastico, una protesta che ha preso il via in concomitanza con il primo semaforo verde ovvero con la prima campanella di scuola. Di fronte alla ormai famosa “Buona scuola” del governo Renzi rispondono con i pennarelli che sono serviti per porre delle domande a degli alunni speciali. I fogli bianchi sono diventati la lavagna in cui scrivere e rivolgere i quesiti alla Regione colpevole di passività. Senza colpo ferire e senza nemmeno sollevare di un tono il volume della voce, la giunta Pigliaru ha incassato il colpo della riforma scolastica.
Evidentemente la ritiene una buona riforma, cosa che non è tale per le insegnanti – una decina – che hanno dato vita al sit in in piazza Roma. Le domande quindi attendono una risposta alle domande che spediranno via posta in cui l’interrogazione alla giunta regionale, con un preciso riferimento all’assessore alla Pubblica Istruzione Claudia Firino, verte su alcuni argomenti. Il principale, come ha spiegato l’insegnante Alessandra Giarrusso che ha fatto da portavoce alla protesta, verte sul perché la giunta regionale, a differenza di quanto fatto da altre Regioni italiane, non abbia impugnato la Legge 107. C’è un po’ di stupore, un po’ di amarezza e un bel po’ di rabbia per questo, tanto più che la Sardegna ha anche un’autonomia differente grazie al fatto di essere Regione a statuto speciale. La legge viene ritenuta incostituzionale in alcuni suoi punti come la possibilità di chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici, per la presenza di albi regionali, per il piano di assunzioni che ha previsto al proprio interno la migrazione dei docenti nonostante esistano nelle regioni di appartenenza cattedre da occupare. C’è poi il problema dei soldi alle scuole private: la perplessità è figlia del fatto che ripetutamente viene ribadito che non ci sono soldi per la scuola pubblica. E poi c’è il mai risolto problema degli 80mila precari non inclusi nel piano di stabilizzazione, pedine di una dama in cui le uniche certezze sono le incertezze. (e.c.)
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