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Oristano

Indennizzi alla pesca, uno spiraglio

Indennizzi alla pesca, uno spiraglio

Alle marinerie dell’Oristanese la promessa di un intervento della Regione

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CABRAS. L’apertura c’è stata, ora non resta che attendere. L’incontro tra i pescatori di mare dell’oristanese e i rappresentanti della Presidenza della Regione sarà tradotto su una lettera che verrà inviata dal presidente, Francesco Pigliaru, al Sottosegretario e al ministro della Difesa per chiedere la concessione degli indennizzi o, in alternativa, la riduzione nelle dimensioni e nel periodo di attività della base dell’aeronautica militare. La Regione, quindi, sembra aver accolto la preghiera dei pescatori che sono arrivati a Cagliari per lamentare i problemi di convivenza con un vecchio nemico: il poligono di Capo Frasca. Un appello che rimbalza da anni tra una sponda e l’altra del golfo di Oristano dove i pescatori, che partano da Torregrande o da Marceddì, devono necessariamente includere nelle loro rotte anche la circumnavigazione del tratto di mare che per circa otto mesi all’anno è chiuso alla navigazione.

Uno spreco di carburante, oltre che di tempo, che i pescatori chiedono venga rimborsato al più presto. Le marinerie dell’oristanese, insieme ai colleghi di Arbus che puntano la prua verso nord, non percepiscono alcun indennizzo, nonostante la pratica dei rimborsi sia garantita per i colleghi che pescano, ad esempio, nelle acque vicine al poligono di Teulada. “Questo è il primo passo, speriamo ce ne siano altri”, si augura Gianfranco Camedda, presidente della cooperativa Mare Aperto che mette insieme i pescatori professionali di Cabras, “ci hanno assicurato che la lettera verrà inviata entro pochi giorni e che tra due settimane verremo riconvocati a Cagliari per fare il punto della situazione e per valutare l’eventuale risposta del Ministero”.

Sul tavolo, oltre alla questione dei rimborsi, ci sono anche problemi legati alla sicurezza : “Quando il poligono è in attività non è possibile attraversarlo, nemmeno quando il mare è agitato. Ci sono barche, come quella della piccola pesca, che a volte rischiano grosso per circumnavigare il poligono”, dice ancora il presidente della cooperativa.

Rischi e disagi, ovviamente, non si registrano solo a Cabras: “Per tutti è la stessa storia”, continua Camedda, “basti pensare che il porto di Marceddì è incluso nel poligono e che quando Capo Frasca è attivo i pescatori di Terralba devono percorrere un tratto di mare con un fondale bassissimo in cui è facile che le barche con un po’ di pescaggio possano imbattersi in spiacevoli inconvenienti”.

Claudio Zoccheddu

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