Dopo Mont ’e Prama gli archeologi volano in Tunisia e in Sicilia
Due équipe della scuola di specializzazione dell’università impegnate in campagne di scavo nel Mediterraneo
ORISTANO. Dal Sinis alla Tunisia e alla Sicilia. Dalle colline di casa nostra ai mari un po’ più lontani. Abbandonati (giocoforza) nelle mani della Soprintendenza e dei nuovi professionisti gli scavi a Mont ’e Prama, gli archeologi oristanesi non si fermano e la loro elevata capacità li richiama lontano da quella terra dalla quale hanno contribuito a riscoprire i Giganti di pietra.
Così mentre si attendono altre novità importanti dalle indagini a Mont ’e Prama, l’équipe guidata dal professor Raimondo Zucca, affiancato dalle archeologhe Luciana Tocco e Adriana Scarpa, è impegnata per la quinta volta nella missione di scavo nell’antica città di Nabeul (Neapolis) in Tunisia. L’attività di ricerca archeologica era iniziata nel 2010 e le indagini riguardavano la struttura portuale dell’antica città sulle coste del Mediterraneo e i settori sommersi delle officine, nate per la produzione della salsa di pesce di età romana imperiale. Gli archeologi oristanesi guidano, da ieri sino al 24 settembre, una missione internazionale congiunta tunisino-italiana in collaborazione con l’Institut Nationale du Patrimoine di Tunisi che vede la partecipazione, per la parte italiana, di quattro studenti – tre sardi e uno romano – della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici del Consorzio Uno.
Contemporaneamente altri quattro studenti della stessa Scuola di specializzazione, fiore all’occhiello dell’ateneo oristanese sempre in crescita, sono al lavoro a molte miglia marine di distanza dal nostro golfo. Fino al 26 Settembre, il teatro delle loro ricerche è l’isola di Lipari, nell’arcipelago siciliano delle Eolie, dove è in corso l’indagine subacquea del porto sommerso, finito sotto il livello del mare in seguito ad attività di bradisismo. Anche questa non è una novità perché gli archeologi già in un lavoro precedente avevano condotto con successo la loro attività, arrivando ad evidenziare basi di colonne e a ritrovare colonne che appartennero ad un’area porticata riconducibile al complesso portuale, anche questo di epoca romana.
Il gruppo è guidato dal professor Pier Giorgio Spanu e l’attività di ricerca archeologica della spedizione oristanese si svolge nell’ambito del workshop ArchEolie 2015 in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia.
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