Sfratto alla famiglia Floris, a novembre ultima chance
Santa Giusta, l’ufficiale giudiziario è tornato dopo la morte del capofamiglia Nella casa ci sono la moglie invalida e un figlio disabile: concesso un ultimo rinvio
SANTA GIUSTA. Nuovo rinvio ieri mattina a Santa Giusta per l'esecuzione dello sfratto della famiglia Floris. L'ufficiale giudiziario si è presentato puntuale all'appuntamento che aveva fissato a luglio col padrone di casa, Giuseppe, che però un mese fa è morto. Stroncato da un tumore, ma forse anche dalla rabbia per una vicenda che ha sempre vissuto come una grande ingiustizia. A ricevere l'ufficiale giudiziario, ieri, c'erano solo i quattro figli, uno dei quali paraplegico, e la vedova, anche lei invalida. Hanno chiesto un altro rinvio, perchè sperano di trovare una via d'uscita, e l'hanno ottenuto. «Ma stavolta è proprio l'ultimo», ha spiegato l'ufficiale giudiziario. Perché il meccanismo degli sfratti è implacabile. Non si ferma davanti alla morte e non si ferma neanche davanti a due disabili gravi. Al prossimo appuntamento, fissato per il 3 novembre, assieme all'ufficiale giudiziario arriveranno anche i Carabinieri, le ambulanze e il fabbro. I militari per imporre con la forza, se necessario, l'esecuzione dello sfratto. Le ambulanze per portare via i due invalidi e il fabbro per cambiare la serratura. La vedova e i figli di Giuseppe Floris però sperano di riuscire a fare in modo che tutto questo non sia necessario. Con l'assistenza di un legale e di alcuni attivisti dei movimenti antisfratto che non hanno mai fatto mancare la loro solidarietà, stanno lavorando infatti per trovare un accordo con la banca creditrice che ha fatto scattare l'asta giudiziaria per la vendita della casa. Asta che finora però si è rivelata un flop. Anche quella in calendario la settimana scorsa è andata infatti deserta nonostante il prezzo base di 47mila euro, pari più o meno a un quinto del valore reale. Alla prossima asta il prezzo scenderà ancora e a questo punto la speranza della vedova e dei figli di Giuseppe Floris è che la banca trovi conveniente chiudere la questione direttamente con loro, che seppure con grosse difficoltà potrebbero riuscire a mettere insieme i soldi necessari per farlo. Giuseppe Floris negli anni ‘80 gestiva una florida attività commerciale. Poi l'inzio della crisi, i clienti che non pagavano più, la stretta delle banche e il colpo di grazia dell'Agenzia delle Entrate.
«Nonostante le difficoltà – aveva raccontato qualche settimana prima della morte –, vevo continuato a pagare le tasse, per lo Stato era la prova che ero un evasore e per questo mi aveva presentato un conto da 800mila euro».
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