La Nuova Sardegna

Oristano

Un giorno di terrore tra le onde alte come un palazzo

Un giorno di terrore tra le onde alte come un palazzo

Il racconto dei due velisti salvati durante la tempesta e i ringraziamenti all’equipaggio della Guardia Costiera

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ORISTANO. Il lieto fine non cancella la memoria. Gli attimi di paura vissuti in mezzo alla tempesta, restano nel ricordo dei due turisti austriaci che qualche giorno fa sono stati per alcuni interminabili momenti in balìa del mare in tempesta. La loro barca a vela ha finito la sua navigazione sugli scogli sulla spiaggia di Porto Maga nella marina di Arbus. Ma fortunatamente a bordo non c’era più nessuno. Gabriele Graf e Hannes Schuster avevano già toccato terra.

Il racconto del naufragio è prima di tutto un ringraziamento agli uomini della Guardia Costiera, il cui intervento è stato decisivo. Il 30 settembre i due turisti partono per l’isola di Maiorca. «I dati meteo raccolti davano venti favorevoli per la nostra rotta, quando, contrariamente alle previsioni un ciclone si è abbattuto su di noi nel nostro secondo giorno di navigazione», raccontano. È in quel momento che il mare è diventato un nemico contro il quale ogni lotta sembrava impossibile. «A circa 60 miglia marine dalla costa abbiamo deciso di virare verso la Sardegna nella zona di Oristano. La forza del vento ha strappato e dilaniato la vela e a 15 miglia dalla costa oristanese un fortissimo temporale ci ha costretti nuovamente a cambiare ancora rotta per poter prendere le onde da poppa. Ormai non eravamo più in grado di controllare la nostra rotta, le onde raggiungevano otto metri di altezza», prosegue la descrizione degli attimi che hanno preceduto il naufragio. «Ci comunicavano di averci avvistati, ma non riuscendo a vederli abbiamo avuto attimi di terrore», ricordano i due turisti austriaci. A quel punto è iniziato il salvataggio, con la difficoltà dettata dalla presenza delle onde di avere le barche alla stessa altezza. Tanti tentativi falliti non hanno scoraggiato l’equipaggio della Guardia Costiera che in due tempi è riuscita a portare sulla propria imbarcazione i due naufraghi.

«Una volta su ci siamo abbracciati, molti di noi avevano le lacrime agli occhi e non è facile descrivere le fortissime emozioni provate», prosegue il racconto. In quegli istanti la barca veniva trascinata dalle correnti verso gli scogli della marina di Arbus, mentre i due turisti sono saliti a bordo di un’ambulanza nel momento stesso in cui hanno toccato terra. Qualche costola rotta, tanto spavento e, ora che proseguono la loro vacanza ad Oristano, la voglia di ringraziare una squadra speciale quella composta da Paolo, Angelo, Gianluca e Giovanni. Non hanno il cognome nella lettera che i due naufraghi scrivono, perché chi ha salvato due vite diventa più di un amico. Sono semplicemente Paolo, Angelo, Gianluca e Giovanni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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