La Nuova Sardegna

Oristano

Vietato raccogliere lumache

di Ivana Fulghesu
Vietato raccogliere lumache

Genoni, ordinanza del sindaco valida durante il periodo della riproduzione

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GENONI. Lunghe passeggiate nella tranquilla campagna ai piedi della Giara, alla ricerca dei tesori spontanei di stagione, funghi e lumache soprattutto.

Questa è l’immagine bucolica che fino a qualche anno fa rappresentava bene l’autunno nel paese del Sarcidano, ma ormai la raccolta delle lumache non è più libera ed è rigorosamente vietata proprio in questo periodo dell’anno.

A stabilirlo è un’ordinanza che vieta la raccolta delle lumache dall’autunno fino alla primavera, dal 29 settembre fino al 31 marzo di ogni anno. Il divieto è finalizzato alla tutela delle risorse ambientali e della fauna minore, rappresenta anche dagli elicidi, e serve a frenare la raccolta selvaggia durante tutto l’anno.

Sebbene i tempi varino a seconda della specie e delle condizioni ambientali, da alcuni studi effettuati sul territorio risulta che il periodo di riproduzione delle lumache sia tra il 15 di settembre e fino a tutto il mese di marzo.

La Sardegna è da sempre in cima alla classifica per consumo pro capite di questo mollusco, che risulta otto volte maggiore rispetto alla media nazionale.

Oltre ad essere tra i maggiori consumatori, i sardi sono i maggiori importatori tra le regioni della penisola: l'85-90 per cento del prodotto arriva, infatti, da Tunisia e Algeria. Una tradizione quella della raccolta delle lumache, ben radicata anche nella comunità genonese dove in tanti si dedicano alla ricerca per il consumo familiare, ma anche per finalità commerciali, riuscendo a ricavarne un piccolo reddito.

La lumaca locale è , inoltre, particolarmente apprezzata, probabilmente perché l’ambiente, il clima e il tipo di vegetazione possono influire sul gusto, rendendo il prodotto unico.

Sebbene il divieto imposto dall’ordinanza sindacale possa non essere gradito, si è reso indispensabile al fine di tutelare la specie e l’ecosistema. Per i trasgressori le multe sono salate e vanno da un minimo di 50 euro, raddoppiate in caso di recidiva, e fino ad un massimo di 500 euro. Ma modificare abitudini radicati, pur nel comprensibile e meritorio intento di preservare la risorsa, non sarà un’impresa facile. Anche perché i controlli non potranno essere assidui.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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