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Emergenza giacinti, lo stupore dei pescatori

Emergenza giacinti, lo stupore dei pescatori

Cabras, il presidente del Consorzio Pontis replica al sindaco di Riola Sardo «Nessuno sbarramento, solo una rete per non immettere le piante nello stagno»

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CABRAS. «Abbattere lo sbarramento di Pischeredda? Di nuovo?». Francesco Meli, presidente del Consorzio di pescatori che pescano nello stagno di Mar’e Pontis è perplesso. E stupito.

«Il sindaco di Riola dovrebbe sapere che lo sbarramento sul rio Mar’e Foghe è stato abbattuto anni fa: il muretto di cemento, le grate estraibili e tutto il resto sono un ricordo. Lo sanno anche in Regione, i loro tecnici sono venuti a Pischeredda e hanno misurato una profondità di circa 80 centimetri nel punto in cui prima c’era lo sbarramento», dice Meli che aggiunge, «adesso è rimasta solo una rete, rinforzata da una fune, che abbiamo sistemato utilizzando i pali della vecchia peschiera. Serve per trattenere i giacinti, in modo che non finiscano nello stagno».

Secondo i pescatori, infatti, “liberare” i giacinti a Mar’e Pontis sarebbe come spostare il problema da Riola a Cabras senza risolvere nulla, anzi: «Abbiamo visto quanti sono, stiamo parlando di tonnellate di piante che finirebbero per essere trasportate dalla corrente verso il mare e tapperebbero il canale scolmatore. In questo modo avremo solo spostato il problema di qualche chilometro, tutti sanno che quando arriva tanta acqua dai canali e dal cielo lo stagno non esonda solo perché è collegato al mare». I giacinti, secondo alcuni, soffrirebbero la salinità dell’acqua.

«Sembra sia così», conferma Meli che però precisa, “ma prima di seccarsi impiegano 3 o 4 mesi. Se venissero liberati adesso tapperebbero lo scolmatore proprio nel periodo peggiore, quello delle piogge». Alla base dell’equivoco che ha portato il sindaco di Riola a dire che i pescatori sarebbero stati favorevoli a liberarsi dello sbarramento c’è forse una recente affermazione di Francesco Meli. «Avevo detto che si sarebbe dovuto intervenire nel canale per ripescare i giacinti, non per abbattere uno sbarramento che è stato abbattuto tre anni fa. Invece di preoccuparsi delle cose già risolte, dovrebbero concentrarsi sui lavori a monte, prima del ponte. È quella la zona da dove potrebbero arrivare i problemi».

L’infestazione dei giacinti d’acqua ha avuto anche un altro effetto collaterale, oltre alla paura di un alluvione causata da blocco imposto della massa vegetale sul deflusso dell’acqua. «Se non ci fossero stati avremmo iniziato da tempo a ristrutturare Pischeredda. Abbiamo un progetto pronto per riportarla in funzione, esattamente come succedeva fino a poco tempo fa. La presenza dei giacinti, però, ci impedisce di lavorare».

Claudio Zoccheddu

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