Bosa, il Centro servizi lavoro potrebbe chiudere già da lunedì
Il timore espresso in una interpellanza alla giunta dal consigliere regionale del PdS Augusto Cherchi I locali degli uffici sono fatiscenti, ma un soluzione sarebbe possibile anche se non in tempi rapidi
BOSA. Dopo il silenzioso addio al giudice di pace, un altro servizio potrebbe presto essere chiuso. La sezione staccata del Centro Servizi Lavoro di Bosa, con uffici al piano terra della struttura comunale di viale Giovanni XXIII secondo fonti non ufficiali potrebbe chiudere già da lunedì.
Così almeno dichiara il consigliere regionale del Partito dei Sardi Augusto Cherchi. Questi insieme ai colleghi di gruppo Manca, Congiu, Desini, Busia e Unali, ha presentato sull’argomento un’interpellanza urgente agli assessori regionali al Lavoro ed Enti Locali, chiedendo di trasferire gli uffici nel più moderno e funzionale Centro di formazione professionale.
Una vecchia questione, al vaglio anche di varie amministrazioni locali, che sembra ormai però arrivare al pettine quello sulla possibile chiusura del Csl di Bosa, «per incapacità a comprendere quanto possa essere necessario in questo territorio un servizio di tutela alla disoccupazione, all’inclusione sociale, inserimento e integrazione nel mercato del lavoro», commenta Cherchi. Nell’interpellanza si sottolinea come «i locali che ospitano gli uffici Csl sono fatiscenti e strutturalmente incompatibili con il carattere pubblico», e «appare di dubbia fattibilità, in merito alla fruibilità da parte dell'utenza e alla sicurezza dei dipendenti, considerando l’edificio sede di cantiere comunale e di ristrutturazioni importanti» l’intenzione dell’amministrazione di Bosa di trasferirli al piano superiore dello stesso stabile. Tanto più quando «a Bosa esiste un centro formazione professionale i cui locali, in parte occupati dall’Unione dei Comuni e dall’Università della terza età, possono adeguatamente ospitare la sezione Csl di Bosa», la convinzione nel Partito dei Sardi. Da qui la richiesta agli assessori regionali su quali provvedimenti intendano prendere «affinchè si continui ad offrire ad un intero territorio un servizio fondamentale per oltre tremila disoccupati/inoccupati», e se non sia opportuno «destinare la sezione Csl di Bosa nella sua sede naturale del Centro Formazione Professionale».
Una battaglia non solo “logistica” perché, altro commento di Cherchi «il Csl di Bosa chiuderà solo perché non si è voluto capire che le bandierine e i compromessi debbono essere in secondo piano rispetto alle esigenze della popolazione e dei suoi disoccupati», mentre «chi sta permettendo questo se ne assumerà tutte le responsabilità e dovrà spiegare perché il Csl di Bosa non possa essere trasferito nel centro formazione professionale».
Queste affermazioni arrivano dall’esponente di un partito che fa parte della coalizione che sostiene la giunta comunale.
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