La Nuova Sardegna

Oristano

Sviluppo sostenibile, a Ghilarza la lezione dell’Africa verde

di Maria Antonietta Cossu
Sviluppo sostenibile, a Ghilarza la lezione dell’Africa verde

La Sylla Caap International ha messo le radici nel Guilcer «Tra i nostri obiettivi, umanizzare le coscienze»

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GHILARZA. Trasformare le zone desertiche al confine tra il Senegal e la Mauritania in distese di alberi da frutto. Far attecchire nella sabbia un milione di esemplari.

È il seme di un’idea che sta germogliando per dare una prospettiva di vita alle popolazioni locali, per creare le condizioni e offrire gli strumenti della conoscenza che consentano loro di affrancarsi da una condizione di subalternità e di povertà. Qualcuno potrebbe ritenerla un’utopia.

«Forse, ma se non siamo un po’ folli noi, tutto è destinato a restare com’è», sostiene Ibrahim Sylla Tati, a capo della Fondazione internazionale che in quel lembo d’Africa sostiene progetti di sviluppo sostenibile, di scolarizzazione e di formazione professionale. Il sogno covato dal medico con passaporto svizzero originario di Saint Louis ha preso corpo nei trent’anni di attività della sua organizzazione, che ha messo radici anche nel Guilcier.

A Norbello nacque negli anni Novanta uno dei satelliti dell’associazione Sylla Caap International, che più tardi assunse la connotazione giuridica di fondazione. In tempi più recenti è stata istituita ad Abbasanta una sede operativa dell’organizzazione, che due giorni fa ha fatto tappa a Ghilarza per una conferenza all’istituto d’istruzione superiore sui progetti di sviluppo rurale e sostenibile in Senegal.

«Non siate fatalisti, non allineatevi al pensiero unico secondo cui le responsabilità delle situazioni drammatiche sono sempre altrui», ha esortato Ibrahim Sylla Tati rivolgendosi agli studenti del liceo, «ma domandatevi cosa potreste fare per aiutare quelle popolazioni una volta terminato il vostro corso di studi, per contribuire sul posto a creare condizioni di vita migliori».

La missione della fondazione è quella di fare proseliti tra i volontari perché trasferiscano alle comunità dei villaggi senegalesi conoscenze e competenze insegnando loro un mestiere. Questo obiettivo darà presto l’input a una serie di progetti di collaborazione con il Comune di Oristano. «La fondazione vuole essere un ponte tra le persone di buona volontà», spiega il medico senegalese. «La battaglia del nostro secolo è l’umanizzazione delle coscienze: solo con l’incontro e la cooperazione tra persone di buona volontà noi possiamo cambiare un pezzo di mondo». Il vento del cambiamento spira già in quei cento ettari di sabbia tra il villaggio di Rao e la vecchia capitale Saint Louis, dove sono stati messi a dimora tremila alberi, si sono formate cooperative di agricoltori e di allevatori, è stata costruita una scuola di artigianato e sport per insegnare un mestiere ai giovani, nel tentativo di frenare l’emorragia di risorse umane. «I giovani emigrano e al Paese viene meno quella forza viva che può ricostruirne il futuro», spiega il presidente della Sylla Caap. «Non voglio più vedere ambulanti senegalesi agli angoli delle strade del mondo, vorrei che avessero la possibilità di vivere e lavorare nel Paese d’origine e che una volta in patria fossero loro gli artefici delle dinamiche dello sviluppo economico e sociale».

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