Pedoni e auto in buca, il Comune di Oristano vince nove cause su dieci
Il giudice boccia quasi tutte le richieste di risarcimento. Le condizioni di strade e marciapiedi non salvano i cittadini
ORISTANO. Non tutte le buche vincono una causa. Anzi le perdono quasi tutte. E pazienza se i marciapiedi e le strade non saranno i migliori del mondo, anche se ultimamente alcuni lavori pubblici sono serviti per sistemarli, quel che conta, quando si va in tribunale, è la giurisprudenza e questa dice che non bastano una buca e un infortunio per avere diritto al risarcimento.
Nei dieci anni che vanno dal 2004 al 2014, il Comune ha perso talmente poche volte le cause che l’hanno visto coinvolto, quindi chi chiede il risarcimento del danno farebbe bene ad esaminare al meglio i contorni dell’incidente che gli è capitato per evitare poi di ritrovarsi a dover pagare anche le spese processuali oltre che, naturalmente, a non aver diritto al risarcimento.
In dieci anni, per mille volte il Comune è stato tirato in ballo da chi magari ha visto la propria auto danneggiata o da chi, peggio, si è procurato qualche danno fisico cadendo per colpa proprio del terreno. Non tutte e mille le volte si è finiti in tribunale, perché nella maggior parte dei casi la questione è stata risolta attraverso il risarcimento. In quei casi la collaborazione tra l’Ufficio affari generali del Comune e l’ispettorato sinistri della compagnia di assicurazioni Axa che durante l’ultimo decennio è stata garante per la responsabilità civile per conto dell’amministrazione.
Ma non sempre tutto si risolve con l’accordo tra le parti, perché ogni caso viene esaminato nei dettagli e in molte occasioni il Comune ha preferito non dare seguito alle richieste di risarcimento. Su mille pratiche avviate, per circa cinquanta volte in dieci anni si è finiti in tribunale, dove la compagnia Axa è assistita dall’avvocato Salvatore Pinna Spada. Di questi cinquanta episodi contestati, solo per quattro volte il giudice ha dato ragione a chi chiedeva il risarcimento, mentre nelle restanti 46 volte, il Comune e la Axa hanno avuto ragione. In tutte queste vertenze sono state rigettate le istanze di chi chiedeva il risarcimento e in parecchi casi chi credeva di aver diritto al pagamento del danno subito, si è invece poi dovuto far carico anche delle spese processuali, oltre che di pagare la parcella al proprio avvocato.
L’orientamento della giurisprudenza è cambiato negli ultimi anni, per cui non è detto che chi subisce il danno o è vittima di infortunio abbia automaticamente diritto al risarcimento. Certo, se improvvisamente si apre una voragine per strada oppure un marciapiede non è illuminato durante le ore notturne, le possibilità di una condanna del Comune sono alte. Se invece chi cammina o guida è distratto, anche nel caso in cui le condizioni delle strade non siano ottimali è assai difficile che il Comune debba mettere mano al portafogli.
«Non tutte le buche presenti sul manto stradale o sul marciapiede danno diritto ad ottenere il risarcimento, ma soltanto quelle che presentano un’obiettiva pericolosità, imprevedibilità ed inevitabilità – spiega l’avvocato Salvatore Pinna Spada –. Anche il pedone, infatti, è gravato di un onere di particolare attenzione nell’esercizio dell’uso ordinario diretto del bene demaniale, per salvaguardare la propria incolumità come sancito dalla Corte Costituzionale, con sentenza del 1999». Insomma, camminare con la testa fra le nuvole e cadere nella buca come accadde al filosofo Talete di Mileto, non dà automatico diritto al risarcimento. E allora, oltre che uno sguardo al cielo o al telefonino, è bene controllare anche dove si mettono i piedi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
