Airgun, gli ambientalisti confidano nel Tar
Lo stop alle trivelle della Saras ad Arborea sarebbe un «importante e significativo precedente»
BOSA. Un fatto è certo: ancora una volta la battaglia per dire no alle ricerche con la tecnica dell’airgun e alle possibili trivellazioni nel fondale al largo della costa nord e centro occidentale dell’isola riaccende gli animi in Planargia. Stimolando ad un confronto che, se pur tecnicamente dedicato alle possibili mosse tese ad una opposizione popolare e istituzionale al progetto presentato da una società che si occupa di ricerche di idrocarburi, apre anche ad un sempre più serio dibattito interno. Quello sulle possibili risposte a lungo termine di tutela ambientale e sviluppo del territorio, considerata la proposta emersa nell’assemblea di sabato all’auditorium del Seminario di realizzare un parco biomarino tra Bosa e il Marrargiu. Non è infatti la prima volta che nella fascia centro occidentale dell’isola si discute a tutto campo di concreta tutela ambientale. Era già successo a Bosa qualche anno fa, quando era emerso il progetto di realizzare una fila di pale eoliche off shore di fronte alle coste oristanesi. Poi a Tresnuraghes, quando la annunciata realizzazione di una postazione radar militare lungo la costa del paese aveva mobilitato comitati e istituzioni: con un presidio fisso di cittadini, mozioni contrarie approvate dai consigli comunali della zona e assemblee istituzionali a due passi dall’incontaminato litorale di Ischia Ruggia. Quindi la battaglia per dire no alla pesca con la tecnica delle Cianciole a Bosa, questa volta attrezzata soprattutto attraverso la rete social, poi scemata dopo tanto clamore nel più assoluto silenzio. Mentre negli ultimi due anni, ancora nella città del Temo, parte il no alla proposta di realizzare un campo da Golf fra Torre Argentina, Tentizzos e Sa Miniera, e arriva anche la forte reazione alla prima richiesta di utilizzo della tecnica dell’aiurgun e alle trivellazioni, sempre a caccia di idrocarburi, in mare aperto. Che si rinnova in queste ore e, ricorda nel suo passaggio Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico, non può non contare «su un elemento importante e forte come la partecipazione popolare. A inizio ottobre è stata depositata al Tar una sentenza importante in materia di fonti energetiche, nello specifico sul caso Arborea. Il precedente vale anche sulle ricerche a mare che, unito alla necessaria determinazione popolare e al no delle amministrazioni locali, potrebbe giocare un ruolo fondamentale perché il parere di Valutazione di impatto ambientale per l’airgun e possibili ulteriori trivellazioni marine, ora in itinere, collezioni l’ulteriore “no” dalle autorità competenti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
