Crescono i pentiti del Piano urbanistico
Dopo quelli di Nuraxinieddu anche alcuni cittadini di Silì chiedono di declassificare il proprio terreno da C2RU ad agricolo
ORISTANO. Il malcontento cresce e presto esploderà in Comune. Non c’è solo la lettera di un gruppo di cittadini di Nuraxinieddu, perché i venti di guerra contro alcuni effetti indesiderati del Piano urbanistico comunale in vigore dal 2010 si fanno sentire anche a Silì e persino nel capoluogo. La causa sono le zone C2RU, un tempo agricole, ora considerate dal Piano come zone di espansione. Sono le famose aree che dovevano far decollare le lottizzazioni, ma che in alcune aree del territorio comunale si stanno rivelando come un boomerang per numerosi cittadini, alle prese con l’Imu più che decuplicata: da 70 a 700 euro per circa mille metri quadri.
In tanti avevano chiesto al Comune che le loro proprietà venissero inserite nelle zone C2RU, altri hanno invece subìto il voto pressoché unanime di tutte le forze politiche e se, inizialmente, avevano anche sperato di poter ottenere un guadagno da quel terreno altrimenti utilizzato solo come orto, dopo cinque anni si scontrano con una realtà che non è certo quella attesa.
Il padre del Piano Urbanistico, l’ex assessore Salvatore Ledda, spiega che il Puc prevede una revisione sin dal 2016 delle zone di espansione, ma soprattutto punta il dito contro una carenza della giunta attuale: «È mancata una seconda fase, quella che col sostegno di lavori pubblici, servizi, infrastrutture e opere di urbanizzazione facesse decollare definitivamente il Puc. Si è invece programmato senza scelte urbanistiche forti. L’esempio? I soldi ci sono e anziché investire sul mercato civico avrei puntato proprio su quella serie di opere che ho indicato».
Intanto, con la protesta che monta, il Comune che fa? Le modifiche sono già allo studio dell’ufficio Urbanistica, per cui ci sarà la possibilità che alcuni terreni tornino ad essere agricoli e non più edificabili e con essi l’Imu ritorni ad essere molto bassa. «L’amministrazione – spiega il dirigente Giuseppe Pinna – valuterà nei prossimi mesi quali saranno le zone in cui non esiste o l’interesse o la possibilità di edificare. Quei terreni verranno retrocessi nella classificazione urbanistica». Questo è l’indirizzo dato dalla giunta e riguarderà anche le Zone G, quelle destinate ai servizi generali. La revisione riguarderà soprattutto le aree più periferiche, dove lo spezzatino dei terreni è particolarmente evidente, ma è chiaro che non potrà riguardare tutti i terreni comunali interessati alle modifiche del Puc.
«Al momento – precisa ancora l’ingegnere Giuseppe Pinna – gli effetti si sono visti in maniera ridotta. A novembre però il Puc sarà in vigore da 5 anni e il 2016 mostrerà tutta la validità dello strumento urbanistico. Sino a questo momento è stata approvata una decina di lottizzazioni, altre sono in fase di istruttoria o di approvazione. È stato un esperimento unico in Sardegna e darà i suoi frutti a breve».
Le lottizzazioni future sono una dozzina e la maggior parte è dislocata nella zona di Sa Rodia, dove le cose sono in fase molto avanzata. Per Silì c’è solo un piano di lottizzazione, per il resto lo spezzatino resta ancora tale tra chi non ha i soldi per costruire e contribuire alle opere di urbanizzazione, chi non ha intenzione di costruire perché utilizza il terreno per solo scopi agricoli e chi in cinque anni ha cambiato idea e ora si ritrova a dover far fronte ad un’Imu insostenibile. «Chi non era stato inserito nelle zone C2RU aveva chiesto all’epoca di essere inserito – conclude il dirigente comunale Giuseppe Pinna –, è naturale che per quanto sia stato dato un valore molto inferiore rispetto a quello di mercato, la tassazione abbia un peso».
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