La Nuova Sardegna

Oristano

Migranti nell’agriturismo: uno spiraglio di speranza

di Piero Marongiu
Migranti nell’agriturismo: uno spiraglio di speranza

Cuglieri, i 24 stranieri provengono dal Senegal e dal Bangladesh: due i minori I gestori della struttura: sono persone per bene, li accogliamo per solidarietà

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CUGLIERI. Non si sono mossi dalla struttura che li ospita da lunedì pomeriggio i 24 migranti salvati dalla nave norvegese Siem Pilot, che li ha recuperati mentre andavano alla deriva nel mar Mediterraneo sul barcone che li trasportava, e sbarcati sul molo Rinascita di Cagliari. Sul loro viso ancora i segni della paura, ma anche l’accenno di un sorriso per lo scampato pericolo e per la riconquistata speranza in una vita migliore. Per le due famiglie: una con un bambino di otto mesi e l’altra con un ragazzo di tredici anni, solo la voglia di ricominciare a vivere, questa volta senza l’assillo di dover scappare per dare ai figli un futuro degno di essere vissuto. Non c’è nessun siriano tra gli ospiti dell’agriturismo Pittinuri, che li ha accolti. Sono tutti del Senegal e del Bangladesh, e scappavano dalla fame. Una miseria che nei loro paesi di origine non lasciava loro scampo. «Chi si mette sopra una carretta sgangherata con mogli e bambini piccolissimi rischiando la propria vita e quella dei propri cari – dicono a Cuglieri –, lo fa solo in presenza di una grande motivazione. Se non vivessero situazioni di grande difficoltà rimarrebbero a casa loro». Ai fratelli Casule, gestori dell’agriturismo che ha accolto i 24 migranti, non interessa il guadagno che arriverà dalla loro presenza. «La nostra struttura è una delle prime della provincia nel suo genere – dice uno dei titolari –. La clientela non manca di certo e l’estate appena conclusa abbiamo registrato il tutto esaurito: le camere e gli otto bungalow non sono rimasti vuoti neppure un giorno. Il motivo che ci ha spinto ad accettare la richiesta della Prefettura, quindi accogliere i migranti, non è stato il denaro ma lo spirito di solidarietà verso persone che si trovano a vivere situazioni di grande disagio, che, pur di scappare dalla fame e dalla guerra, sono disposte a rischiare anche la vita». Due famiglie con bambini piccoli e 18 giovani dall’apparente età tra i 18 e i 24 anni, non rappresentano nessun pericolo per il territorio. «Conosciamo abbastanza bene gli uomini – conclude Casule – per capire che queste sono brave persone: brave e disperate, e ci stanno chiedendo aiuto». I 24 migranti rimarranno nella struttura di Santa Caterina almeno per i prossimi tre mesi, il tempo necessario agli organi preposti per verificare il loro status: se saranno considerati rifugiati rimarranno, altrimenti verranno rimpatriati. In ogni caso, tra la popolazione cuglieritana, il sentimento più diffuso è quello della solidarietà non della paura.

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