Dal Sinis a New York per dire “no” alle esercitazioni
Andrea Mulas correrà la maratona in costume sardo Una protesta pacifica contro l’operazione Trident
ORISTANO. Un guanto nero e un costume sardo corrono lungo le strade di New York. Alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, sul podio, sollevarono il pugno verso il cielo gli atleti neri statunitensi Tommy Smith e John Carlos, a cui si affiancò l’australiano bianco Peter Norman. Fu una delle proteste più riuscite nella storia del movimento dei neri d’America per il riconoscimento dei diritti civili, ancora negati nella patria dell’uguaglianza e della democrazia moderna. Quel guanto mai è passato di moda, ma a New York oggi sfilerà lungo i 42 chilometri della maratona abbinato a qualcosa di non esattamente consueto. Nella metropoli in cui ogni stranezza è ammessa o diventa addirittura la norma, non è certo cosa usuale vedere qualcuno in costume sardo. Per quanto riguarda poi la maratona, è assolutamente un fatto inedito.
Ma dietro quella che può sembrare una stranezza, c’è dell’altro. Andrea Mulas, il corridore oristanese che si mischierà alle migliaia di altri maratoneti dal ponte Giovanni da Verrazzano sino al Central Park, porta con sè qualcosa di più, visto che coi suoi passi corre anche la sua associazione “Message xxx”, nata qualche anno fa per portare in giro per il mondo il nome della Sardegna. Senza aiuti pubblici, ma solo con la forza di volontà e le gambe da far girare lungo le maratone di mezzo mondo, Andrea Mulas prova a far conoscere il passato ancora per molti versi misterioso della Sardegna.
Stavolta però a New York ha voluto affiancare alla misconosciuta storia sarda antica anche argomenti contemporanei. L’ha fatto nell’incontro con il presidente dell’organizzazione, Fred Dixson, il quale però gli ha vietato di correre con la maschera che avrebbe completato il costume sardo. Motivi di sicurezza vietano però ai maratoneti di correre a volto coperto e così gli organizzatori gli hanno fatto presente che avrebbe corso notevoli rischi e dato vita a un quasi sicuro intervento degli addetti alla sicurezza lungo il percorso. E allora la maschera torna in valigia, mentre al presidente è stata donata una piccola scultura di Vitaliano Manis rappresentante una navicella nuragica con un contenitore di essenze del Sinis.
È la terra dei Giganti di Mont ’e Prama che ha una storia millenaria snobbata dalle accademie sino a qualche anno fa e tutt’ora poco conosciuta nel mondo. Ma la corsa in costume vuole essere anche una protesta, fatta con un messaggio di pace e fratellanza, su alcuni temi come le esercitazioni militari, la lingua sarda considerata un dialetto, l’ambiente sardo continuamente violato.
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